Francigenando Subbuteando, dal Gallo a Las Vegas #PlaySubbuteo #Subbuteo

Come ormai molti di voi sanno, la Via Francigena, le sue tappe, i suoi percorsi, i suoi paesaggi, sono parte integrante del mio lavoro. Ahimè, fermo o quasi, causa coronavirus (e modo di gestire la cosiddetta pandemia; chi mi conosce sa che sono molto critico a riguardo). Però qualche camminatore c’è.

Il tratto italiano della Via Francigena conta 45 tappe, dal Passo del Gran San Bernardo fino a Roma. Il mio lavoro con Bags Free e Walking On Francigena mi ha portato ad occuparmi in particolare saltuariamente delle tappe che vanno dalla numero 24 (Aulla-Sarzana) alla 27 (Camaiore-Lucca) ed invece giornalmente e puntualmente di quelle che vanno dalla tappa numero 28 (Lucca-Altopascio) fino all’ultima (La Storta-Roma).

Però le tappe le conosco ovviamente tutte; oltre che percorrerne parecchie, sempre camminando, credo di aver letto tutto ciò che è stato pubblicato in italiano e non solo (anche parecchio in inglese) sull’argomento.

Così, quando ho fatto amicizia con Mauro ed i ragazzi di Mortara, un po’ sono stato favorito dal fatto che la zona la conoscevo bene per questo motivo, oltre che per il fatto che quando ero moooooooooolto più giovane, diciamo trenta anni fa, sono stato due o tre giorni a Pavia con un pellegrinaggio agostiniano e la città e la zona intorno l’ho girata in lungo ed in largo, come si dice.

Negli ultimi post pubblicati su Mortara, il derby degli Agostini e la storia di una amicizia ho già rimarcato come la cittadina sia un punto nodale della Via Francigena. E’ l’inizio del tratto di Via Francigena che si definisce Via del Romanico, che inizia in Lombardia, con Mortara e Pavia e prosegue in Emilia (Piacenza, Orio Litta, Fidenza).

Mortara in particolare è il punto di arrivo dell’undicesima tappa, che viene da Robbio, ed il punto di partenza della dodicesima, che arriva a Garlasco. Ho fatto una prova, ho nominato i nomi dei due paesi e… nessuno che mi abbia saputo dir nulla.

Eppure, sopratutto con Robbio, moltissimi di voi hanno avuto o hanno a che fare, magari senza saperlo. Con la scusa del Subbuteo e del mio Catalogo delle Ref., vediamo perchè.

Partiamo dalla vostra dispensa, apritela, e controllate se avete il riso! Se lo avete c’è un altissima probabilità, viste le statistiche di vendita, che sia Riso Gallo o Blond! Ebbene, il Riso Gallo è un’azienda con sede esattamente a Robbio! Fondata a Genova, poi si spostò in zona risicola, prima a Novara, poi a Robbio dove è tuttora.

Il marchio Riso Gallo nasce quando l’Azienda inizia ad esportare. Per superare il problema dell’analfabetismo (che faceva si che molte persone non sapessero leggere le etichette delle confezioni), il proprietario scelse di contrassegnare le diverse qualità con l’immagine di un animale: la tigre, l’elefante, la giraffa, l’aquila e, per il riso di prima scelta, il gallo.

Dal 2004 il Riso Gallo dà nome a tutta l’azienda!

Ma torniamo a voi. Non amate il riso? Mangiate solo la pasta? Gradite i formaggi? Allora aprite il frigorifero: se trovate la Robiola, siamo di nuovo a Robbio!

La Robiola non è un esclusiva della zona, viene prodotta anche nelle Langhe, nel Bresciano, in Valsassina, però secondo una delle tesi più diffuse il nome di questo squisitissimo formaggio viene proprio da Robbio, che era ed è uno dei centri di produzione in Lomellina. La Treccani, tanto per avere un testimone autorevole, sposa questa tesi.

robiòla s. f. [dal nome della cittadina di Robbio nella Lomellina, in provincia di Pavia]. – Formaggio, chiamato anche robiolina, di pasta molle, non fermentato e poco stagionato, specialità della Valsàssina, preparato con latte intero di vacca e posto in commercio in inverno, in forme quadrate o tonde di vario peso. La rdi Roccaverano (prodotta nelle province di Alessandria e Asti) contiene, oltre a latte vaccino, latte ovino e caprino. ◆ Il dim. masch. robiolino indica invece un formaggio molle di fabbricazione lombarda o piemontese, in forme cilindriche di 50-100 grammi, di latte di vacca solo o misto con quello di pecora o di capra, da consumarsi fresco.

Appurato, quindi, che Robbio lo conoscete benissimo, anche se prima di questo post non lo avevate mai sentito nominare, vi tocca sorbirvi pure la parte calcio-subbuteistica.

Che vi rivela che il Robbio è una squadra partecipante al campionato di calcio di Promozione Girone F in Lombardia, stagione 2020-21 (ma dal 2002 al 2005 è arrivata in serie D!). Che i colori sociali del Robbio sono il granata ed il bianco. Che potete giocarci sul panno Subbuteo utilizzando le squadre con cui normalmente rendereste il Torino, il Livorno, o i francesi del Metz (ref. 99 o ref. 255).

Un’altra curiosità su Robbio è il cosiddetto Palio dell’Olmo che ordinariamente (quest’anno causa COVID vi conviene informarvi per tempo) si tiene l’ultima settimana di agosto, a partire dall’ultima domenica per una settimana.

Ogni sera, gli 8 rioni cittadini (Campagnola, Canton Balin, Castello, Ciot, Mulin, Muron, Piana, Torre) si sfidano, in svariati giochi, per stilare una classifica che diviene la griglia di partenza della Corsa delle Carriole (tre Carriolantes per ognuno degli 8 rioni), gara decisiva per stabilire il vincitore del palio. La settimana del Palio ha inizio con l’arrivo della fiaccola; ogni anno parte da un santuario diverso e viene portata dagli atleti della Podistica Robbiese.

Da Robbio, punto di partenza della Robbio-Mortara, passiamo a Garlasco, punto di arrivo della Mortara-Garlasco!

Su Garlasco, lo confesso, ho meno storie e meno aneddoti. Il turismo nella zona è centrato sul Santuario della Madonna della Bozzola. Racconta Wikipedia:

L’origine del santuario di Garlasco è da ricondurre a un evento miracoloso risalente al 1465 quando una bambina di tredici anni, Maria, di Garlasco, sordomuta, si trovava al pascolo con gli animali del padre. All’improvviso si scatenò un forte temporale e Maria cercò riparo sotto una piccola cappella dove si trovava un affresco della Beata Vergine Maria, dipinto da Agostino da Pavia come ex voto alla Madonna per essere stato tratto in salvo mentre stava per annegare nel fiume Ticino. A un certo punto un bagliore improvviso apparve in un globo, e la ragazzina vide la Beata Vergine Maria, che affidò a lei una missione: “Maria, va’ a dire ai Garlaschesi che voglio qui un santuario a protezione di tutta la Lomellina. Saranno tante le grazie che Io spargerò in questo luogo e miei figli sperimenteranno i tesori delle mie misericordie”. Dopo aver fatto ritorno a Garlasco, Maria (che da quel momento venne chiamata Maria Benedetta), non più sordomuta dal miracolo, narrò l’accaduto alla popolazione. La bambina, cresciuta, si ritirò nel monastero, retto dalle monache di clausura e sito al confine del territorio di Garlasco, tra Tromello e Alagna, in prossimità del torrente Terdoppio. Il luogo dell’apparizione miracolosa era allora circondato da cespugli di biancospino (in dialetto locale buslà, parola dalla cui traslitterazione in italiano deriva il nome Bozzola). L’evento prodigioso dette il via all’edificazione dell’attuale santuario.

Poichè sacro e profano si trovano spesso assieme oltre che in competizione, vi svelo anche che Garlasco è soprannominata La Las Vegas della Lomellina per i numerosissimi luoghi di gioco e di divertimento che l’hanno da sempre caratterizzata.

Tra i divertimenti c’è anche il calcio!

La società di calcio più importante della città è l’F.C. Garlasco, rinata nel 1976. Le stagioni 2011-2012 e 2012-2013 in Eccellenza, rappresentano la massima categoria raggiunta finora (1976-2019). I colori sociali della squadra sono il giallo-blu (quindi a Subbuteo, ref. 47 e derivate).

Gioca nel Campionato di Promozione, girone F.

The Abbeys and Holy Augustines Derby! #PlaySubbuteo #Subbuteo

Sul campo centrale del Subbuteo Club Nido dei Rapaci, su un Extremepitch (non avevo voglia di montare il panno ecc…) si è giocato fino a poco fa il Derby delle Abbazie e dei Santi Agostino!

Il Mortara (versione TopSpin HW, dipinta da Mauro Starone) rappresentava Sant’Agostino di Ippona e l’Abbazia di Sant’Albino (dove si seguiva per l’appunto la Regola Agostiniana ed i monaci erano detti canonici regolari).

Il Canterbury City (originale HW, ref. 27… per caso si può usare anche come seconda maglia del soprannominato Mortara) rappresentava l’Abbazia di Canterbury e Sant’Agostino di Canterbury.

Pensate che Agostino di Canterbury arrivò lì da Roma con quaranta monaci benedettini per fondare quell’Abbazia. Fu infatti inviato presso il re del Kent, in Inghilterra, da papa Gregorio I nel 597. Era accompagnato da san Lorenzo, secondo arcivescovo di Canterbury.

A Roma era il priore della belissima chiesa di Sant’Andrea al Celio, vicinissima alla assai più conosciuta Basilica di San Gregorio.

Chiesa e Oratorio di Sant’Andrea al Celio. Qui era priore Agostino poi detto di Canterbury.

Risultato finale dell’incontro, 1-0 per il Mortara. Agostino di Ippona, Padre della Chiesa universale, c’era da scommetterlo, ha battuto Agostino di Canterbury, padre della Chiesa di Inghilterra!

Wandering in Kent!, o, se preferite, su e giù per il Kent #PlaySubbuteo #Subbuteo

Il Kent, l’amore, la patria adottiva di ogni Subbuteista o Calciotavolista che si rispetti, che abbia un minimo di amor proprio! Lì, nel Kent, la “punta di destra dell’Inghilterra, è nato IL gioco che tanto amiamo.

Guardiamo la mappa… Se non sappiamo nulla del Subbuteo e di chi lo creò, il nostro sguardo andrà sulla costa, alle bianche scogliere di Dover, poi risalirà su, verso Canterbury e la sua Abbazia.

Da un punto di vista “turistico”, niente da dire. Da un punto di vista subbuteistico, barra a sinistra sulla mappa, verso il distretto del Royal Tunbridge Wells ed il villaggio di Langton Green, dove risiedevano Peter Adolph, inventore del gioco, e la di lui madre.

Facciamo il nostro consueto giro, tra ref. e città.

Partiamo da Canterbury, che è sicuramente storicamente il punto più significativo del Kent. Che per me che scrivo ha un significato del tutto particolare. Da Canterbury e dalla sua Abbazia parte la Via Francigena che, attraversando anche la mia amata Mortara, porta a Roma, come, si sa, ogni strada di questo mondo.

Abitata già molti secoli avanti Cristo, Canterbury, o Durovernum Cantiacorum, passò da villaggio a cittadina con l’arrivo dei Romani sotto l’ordine di Giulio Cesare. Dal 560 divenne capitale del regno anglosassone del Kent, o Cantius, e nel 597 Sant’Agostino vi fondò la prima diocesi latina della Gran Bretagna.

Le fece seguito la diocesi di York, oltre un secolo dopo. Fino allo scisma anglicano, che si completò nel 1558 quando era Arcivescovo Reginald Pole e regina Maria I. Da quel momento la Diocesi di Canterbury passò all’anglicanesimo.

La cattedrale di Canterbury
L’Abbazia di Sant’Agostino

Passiamo ora al calcio ed al Subbuteo. Il Canterbury City F.C. gioca nella Premier Division della Southern Counties East League, Kent League. Fondato nel 1904, gioca in maglia cremisi e calzoncini bianchi (ref. 27, Heart of Midlothian) o con un completo tutto cremisi (come il Mortara Away!!!) per quanto riguarda la prima maglia, e quest’anno con un completo verde (stile ref. 320, Irlanda) come seconda. Ho trovato immagini anche di una maglia di trasferta gialla con i calzoncini blu (ref. 47).

Dalla mia collezione…

Bene, vista Canterbury, scendiamo verso le bianche scogliere di Dover, che, assieme a Canterbury ed al Big Ben, oltre che al Tower Bridge, sono uno dei più conosciuti simboli dell’Inghilterra nel mondo.

Le scogliere (White Cliffs of Dover) si trovano a pochi chilometri dalla città e raggiungono l’altezza massima di 350 piedi (all’incirca 105 metri). Sono composte prevalentemente di calcare e cominciarono a formarsi durante il periodo Cretaceo, circa 136 milioni di anni fa, fino a raggiungere la forma attuale.

Le celeberrime bianche scogliere

La città di Dover ha il maggior porto del Kent, nonché uno dei più importanti della nazione; si tratta del porto inglese più vicino alla Francia (dista solo 21 miglia dalla città di Calais).

Con l’invasione della Britannia nel 43 d.C. da parte dell’Impero Romano, il cui imperatore all’epoca era Claudio, Dover (allora chiamata Portus Dubris) divenne ben presto la principale città portuale dell’isola, essendo la più vicina alle coste dell’Europa continentale, e rappresentando anche uno strategico punto di approdo nell’isola, che di conseguenza doveva essere attentamente sorvegliato (la più grande base navale romana dell’isola, la Classis Britannica, venne costruita a Dover, e si è conservata fino ai nostri giorni).

Il 1066 cambiò radicalmente la storia dell’Inghilterra, e conseguentemente anche quella di Dover: con la Battaglia di Hastings, Guglielmo il Conquistatore, sconfiggendo l’esercito anglosassone guidato da Aroldo II, divenne a tutti gli effetti re d’Inghilterra. Intuendo subito la grande importanza di Dover, fece immediatamente fortificare il castello della città, trasformandolo da semplice avamposto in vera e propria fortezza.

La fortezza di Dover

A Dover la squadra di calcio è il Dover Athletic F.C., fondata nel 1983 raccogliendo l’eredità del Dover F.C. (1894). Il Dover Athletic F.C. gioca nella National League e quest’anno si è piazzata a metà classifica (11ma su 24).

Per renderla a Subbuteo, ref. 10 o 156 o di quella famiglia per la maglia Home, spazio alla fantasia per la seconda maglia (ne hanno usate davvero tante e di tanti colori diversi; quest’anno maglia gialla e calzoncini neri, stile ref. 6).

Ref. 10 – Dover Athletic F.C., Fulham, Derby County, Luton, Bradford, Swansea, Clyde, Port Vale, Rochdale, Gateshead, Austria, West Germany, Dartford

Giacchè ci siamo, vi svelo che con la stessa ref. è possibile rendere il Dartford. Il Dartford Football Club è un’associazione calcistica con sede a Dartford, nel Kent, in Inghilterra. Il club attualmente partecipa alla National League South, il sesto livello del calcio inglese. Il club è stato fondato nel 1888 da membri del Dartford Working Men’s Club.

Come seconda maglia ha usato un completo viola (ce l’ha in catalogo TopSpin, come Fiorentina) con decori bianchi.

Quest’anno è arrivato al Play Off per la promozione ma è stato sconfitto ai calci di rigore dal Weymouth F.C.

Dartford è un comune inglese della contea del Kent. Nel Medioevo fu una città di fiorenti commerci. Ma la cosa per cui è più conosciuta dai moderni è ricordata da una placca alla Stazione, che ricorda che lì s’incontrarono Mick Jagger e Keith Richards, nativi della città, formando così i Rolling Stones!!!

Non un granchè, rispetto a Canterbury e Dover, ma che ci volete fare?

Arriviamo infine a Tunbrdige Wells, patria del Subbuteo. A parte quello la città è conosciuta come centro termale (Pantiles).

La squadra locale è il Tunbridge Wells F.C. che gioca nella Southern Counties East League Premier Division.

Renderla a Subbuteo è facile anche da memorizzare. Un completo rosso (famiglia ref. 41) come prima maglia, un completo blu (famiglia ref. 42) come maglia da trasferta.

I progetti del Colonnello: Dulwich Hamlet #PlaySubbuteo #Subbuteo

Dulwich Hamlet Football Club, direttamente dalla National League South (sesta divisione inglese). Questa piccola meraviglia l’ho scoperta facendo “internet zapping” alla ricerca delle divise più belle del mondo del football… ed in effetti me ne sono innamorato subito, finendo con il commissionarne copia all’esimio miniatore Mauro Starone. Galeotto è stato anche il fatto che gli Hamlet sono (inconsapevolmente) stati, per un periodo della mia vita, la mia squadra di casa, avendo io vissuto a East Dulwich per un annetto… 😎
Il loro stadio è il Champion Hill che, a ben guardare sulla mappa che offro gratuitamente in allegato alla presente uscita, era davvero a poche fermate d’autobus da casa mia 😉
Mannaggia, a saperlo mi sarei unito volentieri a The Rabble (la Marmaglia), ovvero il nick per i tifosi più accesi e focosi…

Ad ogni buon conto, per il momento vi presento miniature e progetto grafico dello scatolame… che sarà speciale. Keep following mates…

DULWICH VILLAGE

Dulwich è un sobborgo di Londra situato nel quartiere London Borough of Southwark, definito la perla del Sud-Est di Londra; conosciuto per il Dulwich Picture Gallery, il Dulwich Park e il Dulwich College oltre che per le Terme.

Baths of Dulwich, le Terme

Le Terme furono aperte al pubblico il 25 giugno 1892. A Dulwich fu costruito il primo di sette impianti termali progettati da Henry Spalding e Alfred Cross. La posa della prima pietra avvenne nel settembre 1891 e l’opera fu completata l’anno successivo.

The historical centre of Dulwich, showing the College of God’s Gift (the “Old College”) including Christ’s Chapel, the Old Grammar School, and the memorial to George Webster.

De valore amicitiae #PlaySubbuteo #Subbuteo

Non preoccupatevi, non scriverò in latino. Anche perché questo post in particolare ci tengo, e molto, che lo capiate. Vale assai più di quello che ci scrivo dentro.

Il titolo latino si tradurrebbe in italiano moderno: “Il valore dell’amicizia”. E fin qui, tutto tranquillo. Trovatelo un po’ uno che lo nega questo valore. Ma, vi dico, è assai più difficile da trovare un amico vero.

Gli amici veri, lo dice anche la Bibbia, lo dice Gesù nel Vangelo, sono cosa rarissima. Specie se tu, ad un certo punto ti trovi in difficoltà, in pericolo, financo a rischio della tua stessa vita. Allora, solitamente, la maggioranza di quelli che si dicevano tuoi amici spariscono…

Lo rimarca l’apostolo Paolo nella lettera ai cristiani della mia città, ai Romani: Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. 

L’amicizia ha bisogno di fondarsi su dei valori forti. La fede in Cristo, che è morto per te ed anche per il tuo amico, è il fondamento più grande che possa avere un’amicizia, se è vera.

Così, fondata sulla fede cristiana dei loro parenti, in particolare dei loro genitori, fu l’amicizia fra i giovani Amis e Amile, in italiano rinominati Amico ed Amelio.

Le versioni della loro storia sono diverse, vi racconto il mio personale sunto di tutte queste.

Amis ed Amile erano figli di due diversi nobili francesi, Amis figlio del conte di Bernia, ed Amile figlio del conte di Avergna. I due conti non si conoscevano, ma i i figli nacquero lo stesso giorno, alla stessa ora. Ed entrambi i loro genitori furono “ispirati” a portare i loro bambini a Roma, perchè fossero battezzati dal Papa.

Si racconta che si incontrarono a Lucca, quando avevano tre anni, e qui i genitori scoprirono che i loro figli erano praticamente identici nelle fattezze, nei tratti del viso, nel colore degli occhi e dei capelli, a tal punto che sembravano gemelli. Insieme arrivano a Roma, ed il Papa, vista la grande fede dei loro genitori, regala ai fanciulli un prezioso calice.

Tornano in Francia, ma dopo quindici anni entrambi si decidono a partire per ritrovarsi e, ritrovatisi, si mettono a servizio del re Carlomagno, di cui divengono valorosi paladini. Giurano fedeltà uno all’altro.

Un giorno Amile, vittima di un intrigo di palazzo, si ritrova ad essere accusato di aver sedotto la figlia del Re. Ed in realtà lo aveva fatto. Viene sfidato a duello dal suo accusatore. Amis si offre di combattere al suo posto, anche se ammonito da un angelo a non dichiarare il falso.

Amis vince il duello, Amile riprende il suo ruolo e prende con sè Belisenda, la figlia del Re, che poi dà in sposa all’amico che aveva combattuto per lui. Questo però viene punito dall’angelo di Dio per la falsa testimonianza e si ammala di lebbra. Viene cacciato dalla reale moglie ed inizia a vagare come pellegrino tra la Francia e Roma. Alla fine incontra di nuovo Amile ed i due si riconoscono grazie al calice che era stato donato loro dal Papa il giorno del loro battesimo.

L’angelo appare in sogno stavolta ad Amile e gli dice come curare Amis. Avrebbe dovuto sgozzare i suoi due figli e versare il loro sangue sulle piaghe dell’amico. Amile obbedisce all’angelo, Amis guarisce ed i suoi due figli, come nella storia biblica di Isacco, in realtà non muoiono e tornano in vita.

Amis ed Amile, Amico ed Amelio partono pellegrini per la Terrasanta come segno di penitenza, poi tornano in Italia e si ricongiungono con l’esercito dei Franchi e di Carlomagno che stava muovendo guerra al re longobardo Desiderio. Entrambi partecipano alla battaglia decisiva del 773. Compiono grandi gesta, vengono onorati come valorosi, ma entrambi trovano la morte in quell’occasione.

Amis ed Amile a fianco della Vergine Maria che indica loro il Bambino Gesù come Via da seguire

La battaglia tra gli eserciti di Carlo Magno e di Desiderio passò alla storia per il numero dei morti; si dice che perirono in essa 44.000 longobardi e 33.000 franchi. Tanto che la città vicino, che all’epoca era chiamata Pulchra Silva, ossia Silva Bella, passò a chiamarsi Mortis Ara, ovvero Altare in onore dei morti, contratto poi in Mortara (il nome che ancora oggi porta).

Carlo Magno, addoloratissimo per averli persi, comanda la loro sepoltura nelle chiese vicine di Sant’Eusebio e di San Pietro, fuori le mura cittadine. Ma il giorno dopo le loro esequie, la sorpresa, o se preferite il miracolo. Entrambe le sepolture vengono ritrovate nella stessa chiesa, Sant’Eusebio, una accanto all’altra.

In seguito al prodigio Carlo Magno fece grandi donazioni perchè venisse edificata in quello stesso luogo una grande abbazia intitolata a sant’Albino di Angers, uno dei santi protettori di Francia più onorati nel Medioevo.

B4 DRONE – Abbazia di S. Albino – Mortara (PV)

L’abbazia di Sant’Albino, appena fuori Mortara, divenne il nuovo ospitale, ossia luogo di accoglienza dei pellegrini che percorrevano la Via Francigena. Dal 1996 l’Abbazia è proprietà del comune di Mortara.

Nel 1928, l’allora parroco Luigi Dughera, eseguendo dei lavori sotto l’altar maggiore, vi trovò sepolta un’urna di legna con delle ossa.

Gli esami di queste, effettuati dall’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Pavia e, con il test del carbonio-14 dal MIT di Boston (USA) hanno stabilito che risalgono all’epoca in cui venne effettivamente combattuta quella famosa battaglia. Le ossa dei due amici, più che fratelli, fino ed oltre la morte, sono ora custoditi nella navata destra dell’Abbazia.

Bella tutta questa storia, direte voi, ma cosa c’entra con il Subbuteo? C’entra moltissimo, per via del fatto che a Mortara vive uno dei più vivaci club della nostra Italia. Dove i membri, i soci, chiamateli come vi pare, sono prima amici e poi conclubbini. Dove l’amicizia la fa da padrona, prima di qualsiasi agonismo, voglia di primeggiare, piccolo egoismo che, come è inevitabile che sia, sorge in ogni tipo di aggregazione umana, club di Subbuteo compreso.

Oh, intendiamoci, non è che Mauro Starone ed i suoi siano santi, nel senso di perfetti. Nemmeno Amis ed Amile lo erano in quel senso. Fecero i loro sbagli, ci racconta la storia, e li pagarono, e pure cari, ma mai vennero meno alla loro amicizia, alla loro reciproca promessa di fedeltà, alla loro voglia di aiutarsi uno con l’altro.

Nemmeno chi scrive é santo, anzi. Però si sente unito agli amici di Mortara da questi stessi valori e dalla voglia di perseguirli. Valori forti, come lo sono per me, chiunque mi conosce lo sa, il valore della fede, del pellegrinaggio, del camminare assieme, del voler crescere assieme, con e mai contro o a scapito di qualcun altro.

Non è esagerato, credetemi, scrivere di queste cose in un blog dedicato agli appassionati di Subbuteo e di Calcio da Tavolo. Perchè il gioco ha questo valore, ha il valore dell’aggregazione, ha il valore del mettere insieme, ha il valore dell’imparare l’uno dall’altro, ha il valore di mettere in comune le proprie capacità. A livello spicciolo, c’è chi dipinge e chi fa le scatole, chi racconta storie e chi dà loro vita, chi applica decals, e chi , semplicemente, si bea nel vedere la felicità altrui. E c’è anche chi non sa far nulla di tutto questo, ma si sente accolto, amato, a casa sua anche quando ne è lontano.

Come dicono a Mortara?

I giallorossi di Istanbul, il Galatasaray #PlaySubbuteo #Subbuteo

Non esistono nel catalogo Subbuteo HW. In quello LW sono alla ref. 632, assieme agli olandesi del Go Ahead, agli italiani del Lecce (maglia Adidas 1985/1986) ed ai francesi del Lens.

Per giocarci con una HW potete usare giusto una ref. 1 (kit degli inizi) o una ref. 23 (kit del 2002/2003).

Ref. 632 LW

Vi presento qui la versione di Antonello Silino, del Subbuteo Club di Mortara.

Il Galatasaray Spor Kulübü (in italiano Club Sportivo Galatasaray), spesso abbreviato in Galatasaray SK e noto anche solo come Galatasaray, è una società polisportiva turca con sede a Istanbul, più precisamente nel quartiere Galata, nella parte europea della città. Fondata nel 1905 è nota soprattutto per la sua sezione calcistica, che milita da sempre nella Süper Lig, la massima divisione del calcio turco e disputa le partite interne nello Türk Telekom Arena.

È la squadra più titolata del calcio turco, avendo vinto 22 campionati, 18 Coppe e 16 Supercoppe nazionali, oltre ad essere l’unica ad avere in bacheca dei trofei internazionali, la Coppa UEFA e la Supercoppa UEFA. Vanta inoltre la vittoria di una Lega nazionale.

I colori della divisa del Galatasaray sono il rosso e il giallo, entrambi in una tonalità abbastanza scura. In genere sono disposti sulla maglia in quarti, anche se storicamente non sono mancate le strisce.

All’inizio le divise erano però bianche e rosse, come l’attuale bandiera turca. Proprio per questo motivo furono presto cambiate con altre coi più neutri giallo e blu marino. Però i dirigenti si recarono successivamente in un negozio di tessuti della città, e qui rimasero colpiti da alcune stoffe di colore rosso scuro giallo intenso. Queste vennero così acquistate per confezionare le uniformi, che furono indossate per la prima volta il 6 dicembre 1908 in occasione di una gara contro una squadra inglese. Alla fine si decise di tenerle: quella vittoria fu solo l’inizio di una stagione di successi, che si concluse con la conquista del primo trofeo, il campionato di calcio di Istanbul.

Avellino 1982/1983 by Mauro Starone #PlaySubbuteo #Subbuteo

Presentato dallo stesso Mauro.

W L’AVELLINO ! Questo è l’Avellino 1982/83 uno dei miei tre Avellino del cuore. Premetto che io tifo Avellino ma 3 me ne sono rimasti nell’anima: il 1982/83 di Barbadillo e Skov, il 1981/82 di Juary ed il 1984/85 di Barbadillo e Ramon Diaz . Ho offuscate memorie degli Avellino tardi anni 80, quelli dove tutto il mito iniziale era finito, quello di Schachner e quello di Anastopoulos, che però andrò a studiarmi. AVELLINO 1982/83 fu una vera bomba per me cuore verde. La Gazzetta comperata ogni giorno dal Daniele Zandon prometteva follie con questi due stranieri. In foto eccolo il mio Avellino 1982/83 dipinto in un verde chiaro stupendo humbrol 131 e dove in prima fila potete ammirare partendo da sinistra Tacconi, Geronimo Barbadillo, Soren Skov (che a me piaceva moltissimo come attaccante) , il capitano Di Somma e il baffutissimo Favero.