Francigenando Subbuteando, dal Gallo a Las Vegas #PlaySubbuteo #Subbuteo

Come ormai molti di voi sanno, la Via Francigena, le sue tappe, i suoi percorsi, i suoi paesaggi, sono parte integrante del mio lavoro. Ahimè, fermo o quasi, causa coronavirus (e modo di gestire la cosiddetta pandemia; chi mi conosce sa che sono molto critico a riguardo). Però qualche camminatore c’è.

Il tratto italiano della Via Francigena conta 45 tappe, dal Passo del Gran San Bernardo fino a Roma. Il mio lavoro con Bags Free e Walking On Francigena mi ha portato ad occuparmi in particolare saltuariamente delle tappe che vanno dalla numero 24 (Aulla-Sarzana) alla 27 (Camaiore-Lucca) ed invece giornalmente e puntualmente di quelle che vanno dalla tappa numero 28 (Lucca-Altopascio) fino all’ultima (La Storta-Roma).

Però le tappe le conosco ovviamente tutte; oltre che percorrerne parecchie, sempre camminando, credo di aver letto tutto ciò che è stato pubblicato in italiano e non solo (anche parecchio in inglese) sull’argomento.

Così, quando ho fatto amicizia con Mauro ed i ragazzi di Mortara, un po’ sono stato favorito dal fatto che la zona la conoscevo bene per questo motivo, oltre che per il fatto che quando ero moooooooooolto più giovane, diciamo trenta anni fa, sono stato due o tre giorni a Pavia con un pellegrinaggio agostiniano e la città e la zona intorno l’ho girata in lungo ed in largo, come si dice.

Negli ultimi post pubblicati su Mortara, il derby degli Agostini e la storia di una amicizia ho già rimarcato come la cittadina sia un punto nodale della Via Francigena. E’ l’inizio del tratto di Via Francigena che si definisce Via del Romanico, che inizia in Lombardia, con Mortara e Pavia e prosegue in Emilia (Piacenza, Orio Litta, Fidenza).

Mortara in particolare è il punto di arrivo dell’undicesima tappa, che viene da Robbio, ed il punto di partenza della dodicesima, che arriva a Garlasco. Ho fatto una prova, ho nominato i nomi dei due paesi e… nessuno che mi abbia saputo dir nulla.

Eppure, sopratutto con Robbio, moltissimi di voi hanno avuto o hanno a che fare, magari senza saperlo. Con la scusa del Subbuteo e del mio Catalogo delle Ref., vediamo perchè.

Partiamo dalla vostra dispensa, apritela, e controllate se avete il riso! Se lo avete c’è un altissima probabilità, viste le statistiche di vendita, che sia Riso Gallo o Blond! Ebbene, il Riso Gallo è un’azienda con sede esattamente a Robbio! Fondata a Genova, poi si spostò in zona risicola, prima a Novara, poi a Robbio dove è tuttora.

Il marchio Riso Gallo nasce quando l’Azienda inizia ad esportare. Per superare il problema dell’analfabetismo (che faceva si che molte persone non sapessero leggere le etichette delle confezioni), il proprietario scelse di contrassegnare le diverse qualità con l’immagine di un animale: la tigre, l’elefante, la giraffa, l’aquila e, per il riso di prima scelta, il gallo.

Dal 2004 il Riso Gallo dà nome a tutta l’azienda!

Ma torniamo a voi. Non amate il riso? Mangiate solo la pasta? Gradite i formaggi? Allora aprite il frigorifero: se trovate la Robiola, siamo di nuovo a Robbio!

La Robiola non è un esclusiva della zona, viene prodotta anche nelle Langhe, nel Bresciano, in Valsassina, però secondo una delle tesi più diffuse il nome di questo squisitissimo formaggio viene proprio da Robbio, che era ed è uno dei centri di produzione in Lomellina. La Treccani, tanto per avere un testimone autorevole, sposa questa tesi.

robiòla s. f. [dal nome della cittadina di Robbio nella Lomellina, in provincia di Pavia]. – Formaggio, chiamato anche robiolina, di pasta molle, non fermentato e poco stagionato, specialità della Valsàssina, preparato con latte intero di vacca e posto in commercio in inverno, in forme quadrate o tonde di vario peso. La rdi Roccaverano (prodotta nelle province di Alessandria e Asti) contiene, oltre a latte vaccino, latte ovino e caprino. ◆ Il dim. masch. robiolino indica invece un formaggio molle di fabbricazione lombarda o piemontese, in forme cilindriche di 50-100 grammi, di latte di vacca solo o misto con quello di pecora o di capra, da consumarsi fresco.

Appurato, quindi, che Robbio lo conoscete benissimo, anche se prima di questo post non lo avevate mai sentito nominare, vi tocca sorbirvi pure la parte calcio-subbuteistica.

Che vi rivela che il Robbio è una squadra partecipante al campionato di calcio di Promozione Girone F in Lombardia, stagione 2020-21 (ma dal 2002 al 2005 è arrivata in serie D!). Che i colori sociali del Robbio sono il granata ed il bianco. Che potete giocarci sul panno Subbuteo utilizzando le squadre con cui normalmente rendereste il Torino, il Livorno, o i francesi del Metz (ref. 99 o ref. 255).

Un’altra curiosità su Robbio è il cosiddetto Palio dell’Olmo che ordinariamente (quest’anno causa COVID vi conviene informarvi per tempo) si tiene l’ultima settimana di agosto, a partire dall’ultima domenica per una settimana.

Ogni sera, gli 8 rioni cittadini (Campagnola, Canton Balin, Castello, Ciot, Mulin, Muron, Piana, Torre) si sfidano, in svariati giochi, per stilare una classifica che diviene la griglia di partenza della Corsa delle Carriole (tre Carriolantes per ognuno degli 8 rioni), gara decisiva per stabilire il vincitore del palio. La settimana del Palio ha inizio con l’arrivo della fiaccola; ogni anno parte da un santuario diverso e viene portata dagli atleti della Podistica Robbiese.

Da Robbio, punto di partenza della Robbio-Mortara, passiamo a Garlasco, punto di arrivo della Mortara-Garlasco!

Su Garlasco, lo confesso, ho meno storie e meno aneddoti. Il turismo nella zona è centrato sul Santuario della Madonna della Bozzola. Racconta Wikipedia:

L’origine del santuario di Garlasco è da ricondurre a un evento miracoloso risalente al 1465 quando una bambina di tredici anni, Maria, di Garlasco, sordomuta, si trovava al pascolo con gli animali del padre. All’improvviso si scatenò un forte temporale e Maria cercò riparo sotto una piccola cappella dove si trovava un affresco della Beata Vergine Maria, dipinto da Agostino da Pavia come ex voto alla Madonna per essere stato tratto in salvo mentre stava per annegare nel fiume Ticino. A un certo punto un bagliore improvviso apparve in un globo, e la ragazzina vide la Beata Vergine Maria, che affidò a lei una missione: “Maria, va’ a dire ai Garlaschesi che voglio qui un santuario a protezione di tutta la Lomellina. Saranno tante le grazie che Io spargerò in questo luogo e miei figli sperimenteranno i tesori delle mie misericordie”. Dopo aver fatto ritorno a Garlasco, Maria (che da quel momento venne chiamata Maria Benedetta), non più sordomuta dal miracolo, narrò l’accaduto alla popolazione. La bambina, cresciuta, si ritirò nel monastero, retto dalle monache di clausura e sito al confine del territorio di Garlasco, tra Tromello e Alagna, in prossimità del torrente Terdoppio. Il luogo dell’apparizione miracolosa era allora circondato da cespugli di biancospino (in dialetto locale buslà, parola dalla cui traslitterazione in italiano deriva il nome Bozzola). L’evento prodigioso dette il via all’edificazione dell’attuale santuario.

Poichè sacro e profano si trovano spesso assieme oltre che in competizione, vi svelo anche che Garlasco è soprannominata La Las Vegas della Lomellina per i numerosissimi luoghi di gioco e di divertimento che l’hanno da sempre caratterizzata.

Tra i divertimenti c’è anche il calcio!

La società di calcio più importante della città è l’F.C. Garlasco, rinata nel 1976. Le stagioni 2011-2012 e 2012-2013 in Eccellenza, rappresentano la massima categoria raggiunta finora (1976-2019). I colori sociali della squadra sono il giallo-blu (quindi a Subbuteo, ref. 47 e derivate).

Gioca nel Campionato di Promozione, girone F.

¡El Subbuteo es para toda la vida! ¡Como el Real Murcia para sus aficionados! #PlaySubbuteo #Subbuteo

Poco da dire, davvero bella la campagna pubblicitaria del Real Murcia per il prossimo anno. Mi ha davvero preso…

De valore amicitiae #PlaySubbuteo #Subbuteo

Non preoccupatevi, non scriverò in latino. Anche perché questo post in particolare ci tengo, e molto, che lo capiate. Vale assai più di quello che ci scrivo dentro.

Il titolo latino si tradurrebbe in italiano moderno: “Il valore dell’amicizia”. E fin qui, tutto tranquillo. Trovatelo un po’ uno che lo nega questo valore. Ma, vi dico, è assai più difficile da trovare un amico vero.

Gli amici veri, lo dice anche la Bibbia, lo dice Gesù nel Vangelo, sono cosa rarissima. Specie se tu, ad un certo punto ti trovi in difficoltà, in pericolo, financo a rischio della tua stessa vita. Allora, solitamente, la maggioranza di quelli che si dicevano tuoi amici spariscono…

Lo rimarca l’apostolo Paolo nella lettera ai cristiani della mia città, ai Romani: Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. 

L’amicizia ha bisogno di fondarsi su dei valori forti. La fede in Cristo, che è morto per te ed anche per il tuo amico, è il fondamento più grande che possa avere un’amicizia, se è vera.

Così, fondata sulla fede cristiana dei loro parenti, in particolare dei loro genitori, fu l’amicizia fra i giovani Amis e Amile, in italiano rinominati Amico ed Amelio.

Le versioni della loro storia sono diverse, vi racconto il mio personale sunto di tutte queste.

Amis ed Amile erano figli di due diversi nobili francesi, Amis figlio del conte di Bernia, ed Amile figlio del conte di Avergna. I due conti non si conoscevano, ma i i figli nacquero lo stesso giorno, alla stessa ora. Ed entrambi i loro genitori furono “ispirati” a portare i loro bambini a Roma, perchè fossero battezzati dal Papa.

Si racconta che si incontrarono a Lucca, quando avevano tre anni, e qui i genitori scoprirono che i loro figli erano praticamente identici nelle fattezze, nei tratti del viso, nel colore degli occhi e dei capelli, a tal punto che sembravano gemelli. Insieme arrivano a Roma, ed il Papa, vista la grande fede dei loro genitori, regala ai fanciulli un prezioso calice.

Tornano in Francia, ma dopo quindici anni entrambi si decidono a partire per ritrovarsi e, ritrovatisi, si mettono a servizio del re Carlomagno, di cui divengono valorosi paladini. Giurano fedeltà uno all’altro.

Un giorno Amile, vittima di un intrigo di palazzo, si ritrova ad essere accusato di aver sedotto la figlia del Re. Ed in realtà lo aveva fatto. Viene sfidato a duello dal suo accusatore. Amis si offre di combattere al suo posto, anche se ammonito da un angelo a non dichiarare il falso.

Amis vince il duello, Amile riprende il suo ruolo e prende con sè Belisenda, la figlia del Re, che poi dà in sposa all’amico che aveva combattuto per lui. Questo però viene punito dall’angelo di Dio per la falsa testimonianza e si ammala di lebbra. Viene cacciato dalla reale moglie ed inizia a vagare come pellegrino tra la Francia e Roma. Alla fine incontra di nuovo Amile ed i due si riconoscono grazie al calice che era stato donato loro dal Papa il giorno del loro battesimo.

L’angelo appare in sogno stavolta ad Amile e gli dice come curare Amis. Avrebbe dovuto sgozzare i suoi due figli e versare il loro sangue sulle piaghe dell’amico. Amile obbedisce all’angelo, Amis guarisce ed i suoi due figli, come nella storia biblica di Isacco, in realtà non muoiono e tornano in vita.

Amis ed Amile, Amico ed Amelio partono pellegrini per la Terrasanta come segno di penitenza, poi tornano in Italia e si ricongiungono con l’esercito dei Franchi e di Carlomagno che stava muovendo guerra al re longobardo Desiderio. Entrambi partecipano alla battaglia decisiva del 773. Compiono grandi gesta, vengono onorati come valorosi, ma entrambi trovano la morte in quell’occasione.

Amis ed Amile a fianco della Vergine Maria che indica loro il Bambino Gesù come Via da seguire

La battaglia tra gli eserciti di Carlo Magno e di Desiderio passò alla storia per il numero dei morti; si dice che perirono in essa 44.000 longobardi e 33.000 franchi. Tanto che la città vicino, che all’epoca era chiamata Pulchra Silva, ossia Silva Bella, passò a chiamarsi Mortis Ara, ovvero Altare in onore dei morti, contratto poi in Mortara (il nome che ancora oggi porta).

Carlo Magno, addoloratissimo per averli persi, comanda la loro sepoltura nelle chiese vicine di Sant’Eusebio e di San Pietro, fuori le mura cittadine. Ma il giorno dopo le loro esequie, la sorpresa, o se preferite il miracolo. Entrambe le sepolture vengono ritrovate nella stessa chiesa, Sant’Eusebio, una accanto all’altra.

In seguito al prodigio Carlo Magno fece grandi donazioni perchè venisse edificata in quello stesso luogo una grande abbazia intitolata a sant’Albino di Angers, uno dei santi protettori di Francia più onorati nel Medioevo.

B4 DRONE – Abbazia di S. Albino – Mortara (PV)

L’abbazia di Sant’Albino, appena fuori Mortara, divenne il nuovo ospitale, ossia luogo di accoglienza dei pellegrini che percorrevano la Via Francigena. Dal 1996 l’Abbazia è proprietà del comune di Mortara.

Nel 1928, l’allora parroco Luigi Dughera, eseguendo dei lavori sotto l’altar maggiore, vi trovò sepolta un’urna di legna con delle ossa.

Gli esami di queste, effettuati dall’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Pavia e, con il test del carbonio-14 dal MIT di Boston (USA) hanno stabilito che risalgono all’epoca in cui venne effettivamente combattuta quella famosa battaglia. Le ossa dei due amici, più che fratelli, fino ed oltre la morte, sono ora custoditi nella navata destra dell’Abbazia.

Bella tutta questa storia, direte voi, ma cosa c’entra con il Subbuteo? C’entra moltissimo, per via del fatto che a Mortara vive uno dei più vivaci club della nostra Italia. Dove i membri, i soci, chiamateli come vi pare, sono prima amici e poi conclubbini. Dove l’amicizia la fa da padrona, prima di qualsiasi agonismo, voglia di primeggiare, piccolo egoismo che, come è inevitabile che sia, sorge in ogni tipo di aggregazione umana, club di Subbuteo compreso.

Oh, intendiamoci, non è che Mauro Starone ed i suoi siano santi, nel senso di perfetti. Nemmeno Amis ed Amile lo erano in quel senso. Fecero i loro sbagli, ci racconta la storia, e li pagarono, e pure cari, ma mai vennero meno alla loro amicizia, alla loro reciproca promessa di fedeltà, alla loro voglia di aiutarsi uno con l’altro.

Nemmeno chi scrive é santo, anzi. Però si sente unito agli amici di Mortara da questi stessi valori e dalla voglia di perseguirli. Valori forti, come lo sono per me, chiunque mi conosce lo sa, il valore della fede, del pellegrinaggio, del camminare assieme, del voler crescere assieme, con e mai contro o a scapito di qualcun altro.

Non è esagerato, credetemi, scrivere di queste cose in un blog dedicato agli appassionati di Subbuteo e di Calcio da Tavolo. Perchè il gioco ha questo valore, ha il valore dell’aggregazione, ha il valore del mettere insieme, ha il valore dell’imparare l’uno dall’altro, ha il valore di mettere in comune le proprie capacità. A livello spicciolo, c’è chi dipinge e chi fa le scatole, chi racconta storie e chi dà loro vita, chi applica decals, e chi , semplicemente, si bea nel vedere la felicità altrui. E c’è anche chi non sa far nulla di tutto questo, ma si sente accolto, amato, a casa sua anche quando ne è lontano.

Come dicono a Mortara?

Torquay United Football Club, The Gulls #PlaySubbuteo #Subbuteo

I colori sociali del Torquay sono il giallo ed il blu, quindi lo potete rendere con la ref. 47 e simili, con la 179, la 208 e la 307 che è esplicitamente dedicata a questa squadra.

Questa che vi presento è una bella replica Astrobase, miniature Soccer3D HW, con box personalizzato. Penso si tratti del kit 1986/1987. Curiosità trovata su Wikipedia: “Alla stagione 1986-1987 del Torquay è dedicata una puntata della serie Losers di Netflix, pubblicata in Italia nel marzo del 2019“.

Che successe di così speciale nel 1986/1987? Il Torquay si salvò… con un morso!

Il Torquay United Football Club è una società di calcio di Torquay, città del Devon, in Inghilterra, militante nella National League South. La squadra è soprannominata The Gulls e ha il giallo e il blu come colori sociali.
Forte è la rivalità con le altre principali squadre del Devon: l’Exeter City e soprattutto il Plymouth Argyle, ciò benché queste squadre siano state incontrate di rado, militando in categorie diverse.
Il Torquay United è una delle squadre inglesi che agli inizi del 2000 ha risentito di meno del calo degli introiti della televisione a pagamento, riuscendo sempre ad evitare di indebitarsi. Lo stadio dove gioca le sue partite interne è il Plainmoor che ha una capacità di 6.104 spettatori.

L’armadio Subbuteo del Falco Pellegrino #PlaySubbuteo #Subbuteo

Appena riordinato il tutto (ma ancora ho da fare qualche cosina…)

Veduta d’insieme
Parete Nord – HW Originali e Repliche (solo squadre) – a destra le collezioni Vintage (137 squadre) e Platinum (80 squadre) complete.
Parete Sud – Squadre varie senza box di tutti i tipi, squadre per Calcio da Tavolo moderno, accessori per Subbuteo e Calcio da Tavolo, Set Vecchi e Nuovi, Valigette ecc…

Derry City, ref. 9 – La storia raccontata da Frapalin #PlaySubbuteo #Subbuteo

Frapalin è un amico del forum Rule Britannia, a cui vi invito ad iscrivervi!

Da sempre la città nordirlandese di Derry (Londonderry per i britannici di Sua Maestà, ma per comodità utilizzeremo il nome irlandese) è un luogo che mette a confronto i nazionalisti cattolici, che lottano per la riunificazione dell’Ulster alla Repubblica d’Irlanda, e dall’altra gli unionisti protestanti, che vogliono rimanere congiunti a Londra ed a sua Maestà. Un po’ come per oltre un secolo è accaduto a Glasgow (e che in gran parte accade ancora ora).

Ma tra chi è passato da una fazione all’altra c’è anche la principale squadra calcistica della città: il Derry City Football Club infatti è l’unico club nordirlandese a giocare nella League of Ireland. Non solo: è uno dei pochissimi casi, forse l’unico, di squadra che ha vinto il campionato in due paesi entrambi affiliati alla UEFA.

Andiamo con ordine: il Derry City fu fondato nel 1928, quindi una manciata di anni dopo il “trattato anglo-irlandese” che costituiva per gli irlandesi uno stato a se stante ma non del tutto indipendente (situazione che sarebbe rimasta tale fino al 1949, anno in cui Dublino raggiunse la piena indipendenza da Londra). Come appartenente all’Irlanda del Nord il Derry City riesce anche a vincere il campionato nella stagione 1964-65, e l’anno successivo passa addirittura il primo turno di Coppa dei Campioni: sconfitti all’andata per 5-3 a Oslo, nel ritorno casalingo ribalta la situazione sconfiggendo il Lyn addirittura per 5-1. Negli ottavi di finale finirà per arrendersi ai belgi dell’Anderlecht: dopo un terribile 9-0 subito a Bruxelles, la partita di ritorno non viene nemmeno disputata.

Nel 1971, all’inizio del periodo più intenso del conflitto per l’indipendenza dell’Irlanda del Nord dal Regno Unito (i “Troubles”), la squadra è costretta a giocare al Showgrounds Stadium di Coleraine, a 50 chilometri di distanza, dopo che la federcalcio nordirlandese (la IFA) giudicò pericoloso per l’ordine e l’incolumità pubblica giocare nell’impianto casalingo, il Brandywell Stadium: l’impianto si trova nel Bogside, il quartiere della minoranza cattolica quasi “ghettizzato”, e i continui scontri tra le due fazioni fanno anche crollare l’impegno del Movimento per i Diritti Civili, nato proprio nella città attraversata dal fiume Foyle.

L’anno successivo inzia malissimo per la città: domenica 30 gennaio, una marcia dell’appena citato movimento e composta in grand parte da cattolici viene repressa nel sangue: la polizia ed i militari nordirlandesi chiudono gli accessi e provocano i manifestanti, tra cui tanti giovani, e quindi un reparto di paracadutisti (sotto gli ordini del colonnello Wilford e guidato dal maggiore Collins, che vent’anni dopo comanderà le truppe della NATO in Bosnia) compie una strage: 14 morti e numerosissimi feriti, tutti disarmati (qualcuno viene anche colpito alle spalle o mentre presta soccorso alle vittime). E’ la famosa “domenica di sangue“, citata in una famosa canzone degli U2.

Il Derry City dichiarò di voler tornare a giocare nel proprio stadio, ma l’opposizione della IFA costrinse il club al ritiro dal campionato. Il Derry City abbandonò il calcio professionistico giocando per 13 anni nelle serie inferiori, finchè nel 1985 formulò richiesta di iscrizione al campionato della Repubblica Irlandese. La domanda fu accolta e la squadra fu fortemente simpatizzata fin da subito da chi voleva l’isola di smeraldo unita sotto un’unica bandiera.

Nel 1989, appena quattro anni dopo, il Derry City realizza il primo e unico “treble” della storia del calcio irlandese: campionato (League of Ireland Premier Division), coppa nazionale (FAI Cup) ed anche la coppa di lega (League of Ireland Cup), battendo per 4-0 il Dundalk, che però l’anno successivo si prenderà la rivincita ai rigori. In questo torneo il Derry è, con undici trionfi, la squadra più titolata.

Dopo gli “accordi del venerdì santo” dell’aprile del 1998 il conflitto si ferma, anche se soli quattro mesi dopo, il giorno di ferragosto, nell’attentato di Omagh muoiono ben 29 persone. L’IRA si ferma definitivamente, e nel 2005 rinuncia alla lotta armata, ma il suo posto viene preso da altre tre organizzazioni nate da dissidi interni all’IRA: la Real IRA, la Continuity IRA e successivamente la New IRA.

A Derry la minoranza cattolica vive ancora in un clima di paura ed emarginazione, ma si consola con il calcio: la squadra viene sciolta nel 2009 a causa di contratti non regolamentari, tuttavia la determinazione del nuovo presidente Philip O’Doherty, sostenuto dai numerosissimi tifosi, porta il club a reiscriversi al calcio professionistico irlandese in brevissimo tempo, riconquistando la partecipazione alla massima serie dopo solo un’anno di purgatorio.

Il Derry City è ancora il simbolo della lotta dei cattolici nazionalisti contro la maggioranza protestante e unionista, con alla guida il compianto Ryan McBride: nato a Derry, in sei stagioni ha disputato 127 partite con la squadra, guadagnandosi il sostegno di tutta la tifoseria che lo elegge a leader ed influencer per i membri del club ed i tifosi. Purtroppo all’inizio della sua settima stagione in maglia biancorossa, viene trovato morto in casa a soli 27 anni. Abitava a due passi dal Brandywell Stadium, dove la in mezzo al campo veniva osannato dai suoi tifosi. Il club in suo onore ha ritirato la maglia numero 5, ma lui sarà sempre li a guardarli giocare dall’alto. E tifando per la riscossa cattolica nella città divisa.

Ref. 9 – Derry City

Prati e Musiello, quando il calcio era più bello #PlaySubbuteo #Subbuteo

La scomparsa di Pierino Prati mi ha messo in modalità amarcord. E mi ha fatto ricordare che nel 1976/1977, il numero 11 Prati era affiancato nella Roma da un tipico centravanti di sfondamento, Giuliano Musiello, numero 9, esploso nella stagione 1975/1976 nell’Avellino tanto caro all’amico Mauro Starone (18 gol in 32 partite). Fece bene anche nella Roma, dove veniva spalleggiato da un certo Bruno Conti. Ma Musiello disse in una intervista che il suo partner migliore fu senza dubbio l’avellinese Trevisanello, con cui l’intesa era immediata.

Musiello a sinistra, Prati a destra
Avellino LW – Ref. 604 (con la maglia palata di verde, stile Ajax)