L’edizione della F.A. Cup attualmente in corso è la numero centoquaranta. In questo post quindi prendiamo in esame nove finali, giocate tra il 2012 ed il 2020. L’ultima particolarissima, quella del 2020, tra Arsenal e Chelsea giocata a Wembley ma a porte chiuse a causa della pandemia, del COVID19.

Vedremo come andrà a finire quest’anno, ma ormai il trend è segnato. Le sette sorelle si prendono quattordici posti su diciotto in finale (possono solo migliorare se vanno in finale anche quest’anno!), vincono otto volte su nove e lasciano solo 4 posti al Resto di Britannia, una vittoria (il già nominato Wigan Athletic vincitore nel 2013) e tre secondi posti (l’esordiente Hull City, nel 2014, l’Aston Villa, alla sua undicesima finale, nel 2015 e il povero, vedremo poi il perché, Watford nel 2019).

E’ di nuovo l’Arsenal a fare la parte del leone, con ben quattro vittorie nelle quattro finali disputate (2014, 2015, 2017 e 2020). Vittorie che ne fanno l’attuale primatista assoluta nella classifica, con 14 Coppe nel suo palmarès. Due vittorie per i Blues, per il Chelsea (2012 e 2018) che lo portano a quota 8, a pari merito con gli Spurs. Una vittoria ciascuna per Manchester United (secondo in classifica con 12 trofei) e Manchester City, salito al settimo posto alla pari con Newcastle e Blackburn Rovers.

Per completezza, con sette vittorie ci sono i Reds, il Liverpool e l’Aston Villa.

In questo 2021 sono ancora in corsa per la vittoria Manchester City, Manchester United, Chelsea ed Everton (in classifica subito dietro, a quota 5 assieme al West Bromwich Albion ed ai primi vincitori in assoluto, i Wanderers).

La cosiddetta Brexit è l’evento che caratterizza quest’ultimo quasi-decennio di storia britannica. Il Regno Unito in verità aveva sempre avuto un gran numero di scettici circa i benefici dell’avvenuta adesione alla Comunità Europea negli anni Settanta. E si era rifiutato di abbandonare la sterlina, la propria moneta, quando tutto il resto del continente aveva scelto la moneta unica, l’euro. Fino al mantenere la guida a sinistra! Vi potrà sembrare una stupidaggine ma a livello mentale non lo è, tutt’altro.

Il Primo Ministro laburista, Cameron, aveva promesso in campagna elettorale di prendere in esame la cosa. Quell’anno, l’anno delle Olimpiadi di Londra, aveva in mano dei sondaggi che parlavano di un 56% di abitanti a favore del “Leave” ossia della scelta di uscire dalla Comunità Europea. Quando si andò a votare per il referendum consultivo (in realtà consultivo per modo di dire, qualunque fosse stato il risultato delle urne avrebbe condizionato pesantemente il mondo politico a procedere in un modo o nell’altro), quasi tutti i principali partiti o lasciarono libertà di voto o si schierarono per il “Remain“. D’altra parte era inevitabile. Gli schieramenti pro o contro l’adesione alla Comunità tagliavano trasversalmente tutti i partiti politici del Regno Unito.

Il risultato fu che il 51,89% dei votanti si schierò con il “Leave“, mentre il 48,11 votò per il “Remain“.

Nella cartina pubblicata sopra il testo, il blu rappresenta la scelta di uscire, il giallo quella di rimanere. Il paese si trovò diviso in due. Scozia ed Irlanda del Nord votarono in maggioranza “Remain“, in Inghilterra e Galles prevalse il “Leave“. Il voto scozzese in particolare è impressionante per la sua compattezza (guardate la carta, il giallo si ferma sulla linea di confine tra Carlisle e Berwick-upon-Tweed, ripercorre esattamente il Vallo di Adriano).

Mentre scrivo, nel 2021, il processo è concluso ed il Regno Unito è fuori dalla Comunità Europea. Ma le ferite ed i dubbi all’interno sono ancora aperti. In Scozia si parla di indire un nuovo referendum sulla scelta se rimanere o no nel Regno Unito, nel Nord Irlanda c’è chi parla di indipendenza, chi di unione con l’Irlanda, chi minaccia di non rispettare più gli Accordi del Venerdì Santo.

Non vi tedierò su come la penso io e concludo con un bel God save the Queen! Registrato l’8 luglio 2012, per rimanere fedele al tema del post.

Le finali di questo quasi-decennio partono con una classicissima del Subbuteo: ref. 42 vs ref. 41, all blue contro all reds, Chelsea vs Liverpool. Fu una partita emozionante. Il Chelsea si portò sul 2-0, al 64mo Carroll accorciò le distanze per i Reds, poi ci fu un quasi-gol dello stesso Carroll all’81mo, annullato dall’arbitro che ritenne che la palla non avesse completamente superato la linea di porta. Le successive moviole diedero ragione all’arbitro.

Nel 2013, in scena la finale che non ti aspetti. Di fronte il Manchester City allenato da Roberto Mancini e gli assoluti outsiders oltre che esordienti del Wigan Athletic. Il Manchester City, come sapete tutti, è una ref. 5 nel gioco del Subbuteo, mentre il Wigan si rende solitamente con la ref. 51, la stessa usata spesso per Brighton e Sheffield Wednesday.

La finale viene anticipata da una lite furibonda tra Mancini ed i giornalisti, colpevoli di aver dato per certo, comunque fosse andata la finale di F.A. Cup, l’esonero del tecnico a fine stagione. Mancini la prese malissimo. Ma così fu, venne effettivamente esonerato. Alcuni commentatori dicono che questo episodio abbia condizionato l’esito della gara, ma francamente mi pare esagerato.

Alla fine vinse il Wigan per 1-0 ed il più contento fu il suo presidente, David Whelan, che, forse qualcuno se lo ricorderà, aveva giocato (e perso) la finale del 1960, costretto ad uscire dal campo al 43mo con una gamba rotta, lasciando in dieci la sua squadra, il Blackburn Rovers.

Il Wigan fu però retrocesso al termine della stagione ed iniziò a fare l’altalena tra secondo e terzo livello del calcio inglese, tra Championship e League One. In questi anni gliene sono successe di tutti i colori, amministrazione controllata, penalizzazione di -12 (peggio che il Portsmouth) ed ora, penultimo in League One in questo momento, lotta per non retrocedere in League Two.

La maglia del Wigan in quella finale era la maglia da trasferta che si può rendere con la ref. 71 o, in alternativa, con il completo nero della ref. 272.

Il 2014 è l’anno dell’undicesima vittoria dei Gunners che riescono finalmente ad affiancare i Red Devils in cima alla classifica dei vincitori di coppa a quota 11. Ma la finale fu da cardiopalma per i suoi tifosi. Dopo 8 minuti gli avversari, gli esordienti dell’Hull City, i Tigers per i loro tifosi, erano sul 2-0. La batosta iniziale svegliò l’Arsenal che al 17mo accorciò le distanze, al 71mo pareggiò, ma che ebbe bisogno dell’extra time per everla vinta sui rivali: 3-2 il finale.

Se volete rigiocare questa emozionante partita su un bel panno, ref. 16 per l’Arsenal e ref. 243 per i Tigers.

La finale del 2015 invece non ebbe storia, 4-0 per l’Arsenal sull’Aston Villa alla sua undicesima finale. Con questa vittoria, la dodicesima per i Gunners, l’allenatore Arsene Wenger eguagliò con 6 coppe vinte il primato che era detenuto proprio dal vecchio allenatore dei Villains, George Ramsay.

La seconda maglia toccò all’Arsenal indossarla, ed usò di nuovo il suo fortunato kit giallo e blu (ref. 47). Ironia della sorte, toccò al principe William, tifosissimo degli sconfitti, consegnare la coppa ai londinesi vincitori. Per rendere i Villains invece, ref. 7. Non avevano i calzettoni bianchi quell’anno!

Foto ovviamente scattata prima della partita…

La partita del 2015 fu un dominio dei rossi e bianchi sui claret&blue. Finale senza storia, si disse e si scrisse. Quella del 2016 invece fu “una noia mortale” a detta della maggioranza dei commentatori. La vinse il Manchester United (anche per loro vittoria numero 12) per 2-1 sui londinesi del Crystal Palace alla loro seconda finale dopo quella del 1990, persa anche quella, e persa sempre contro i Red Devils.

Mancuniani vestiti stile ref. 81, Crystal Palace stile ref. 19.

Nel 2017 la finale fu di nuovo un derby londinese tra Arsenal e Chelsea. I “cannonieri” vinsero per 2-1 la loro tredicesima coppa, la settima per il loro allenatore. Entrambi divennero primatisti solitari nelle rispettive classifiche. Maglie classiche, ref. 16 e ref. 42. Da segnalare l’espulsione di Moses al minuto numero 68 per simulazione e doppia ammonizione e che il Chelsea quell’anno era allenato da Antonio Conte.

Antonio Conte si prese la rivincita l’anno seguente, battendo però degli altri “rossi”, il Manchester United allenato da José Mourinho, con un gol di Hazard su rigore. Anche nel 2018 squadre con le divise classiche Subbuteo, ref. 42 e ref. 70 o 100.

Per il Chelsea si trattava dell’ottava vittoria in finale.

Il 2019 è quella del “povero” Watford, alla sua seconda finale, letteralmente massacrato da un Manchester City scatenato per 6-0! Come un set di tennis! D’altra parte quel Manchester City, allenato da Pep Guardiola, quella stagione realizzò un Domestic Treble vincendo campionato, F.A. Cup e League Cup. Per i Citizens questa è la sesta coppa vinta.

Manco a dirlo, sempre per la serie “la maledizione delle Cenerentole” l’anno dopo il Watford arrivò penultimo in Premier League e venne retrocesso!

Arriviamo al 2020, all’ultima finale disputata finora. Si tratta di nuovo di un derby di Londra, come nel 2002 e nel 2017, di nuovo tra Arsenal (ref. 16) e Chelsea (ref. 42). Giocato in un surreale Wembley Stadium a porte chiuse causa pandemia, il 1 agosto 2020 anziché il previsto 23 maggio.

Due allenatori nuovi, rispettivamente Arteta e Lampard. I Blues vanno subito in vantaggio, al quinto minuto con Pulisic. Pareggia su calcio di rigore al ventottesimo il gabonese Aubameyang, che al minuto numero 67 del match segna anche il gol della vittoria per i Gunners, che ora sono a quota 14.

Ed ora… appuntamento ai Quarti di Finale o se preferite Sixth Round Proper i prossimi 20 e 21 marzo! Tra le otto squadre rimaste in gara io faccio il tifo per i Saints.

E voi, scegliete il vostro campione!