La seconda guerra mondiale terminò nel 1945. Ma per tornare alla normalità, in Inghilterra come in tutta Europa, ci volle parecchio. Il football però, si sa, da quelle parti entusiasmava, e ci voleva entusiasmo per resistere in mezzo alle rovine, alle città da ricostruire, all’economia da far ripartire. Così, nella consapevolezza che non si poteva riprendere subito il campionato, si scelse intanto di far ripartire prima la Coppa, con una formula nuova. Le partite avevano andata e ritorno. Poi si sommavano i risultati e si vedeva chi andava avanti e chi no. Fu solo per quell’anno comunque poi si tornò alla formula consueta dell’eliminazione diretta, dei replay, ecc…

L’edizione del 1946 tuttavia fu funestata dal cosiddetto disastro di Burnden Park. Burnden Park era lo stadio dei Bolton Wanderers (chiuso nel 1997 e demolito nel 1999), che il 9 marzo del 1946 giocavano il ritorno del quarto di finale con lo Stoke City. C’era una folla incredibile, oltre ogni limite, si sono calcolate 85.000 persone. Aggiungete parte dello stadio inagibile per gli usi che ne erano stati fatti durante la guerra, le tribune dal lato della ferrovia non nel migliore stato possibile…. ci fu un movimento improvviso (stampede lo chiamano gli inglesi) ed un cedimento strutturale. Il risultato furono 33 morti e più di 400 persone ferite.

Tuttavia, come tanti anni dopo, all’Heysel (la storia non insegna proprio nulla), dopo una sospensione che servì a nascondere la vista dei cadaveri e lasciar uscire buona parte degli spettatori, la partita venne fatta riprendere e concludersi come se nulla fosse accaduto.

Nel turno successivo, due settimane dopo, i Wanderers, frastornati dalla tragedia che aveva colpito i loro tifosi, nella semifinale di Birmingham, giocata a turno unico, al Villa Park, cedettero quasi senza combattere ai londinesi del Charlton che, per la prima volta nella loro storia, si ritrovarono in finale.

La prima finale del dopoguerra fu appannaggio del Derby County. Il Charlton si difese molto bene, i tempi regolamentari si chiusero sull’1-1. Ma nei supplementari, nell’extra time, i Rams dilagarono e vinsero per quattro reti ad una. Una curiosità, lo scoppio del pallone durante i tempi supplementari! Successe anche nella finale dell’anno dopo. Secondo i commentatori la causa fu la scarsa qualità della pelle che veniva usata nell’immediato dopoguerra.

Per rigiocarvela a Subbuteo, ref. 1 per il Charlton e ref. 10 per il Derby County.

Ref. 1 – Charlton Athletic (anche ref. 41, 177, 218)
Ref. 10 – Derby County (anche ref. 18 e 154)

L’anno successivo troviamo di nuovo il Charlton in finale, stavolta opposto al Burnley.

Per il Charlton gli anni prima e dopo la guerra furono paradossalmente un buon periodo, forse il migliore della loro storia. Secondi in campionato nel 1937, terzi nel 1939, finalisti di coppa nel 1946 e vincitori, per la prima ed unica volta, nel 1947. Sempre ai tempi supplementari infatti ebbero la meglio sul Burnley per 1-0. Entrambe le squadre avevano la seconda maglia. Il Charlton una ref. 81, maglia bianca, calzoncini neri, calzettoni a cerchi bianchi e rossi, il Burnley maglia blu e calzoncini bianchi, stile ref. 2, ma con la chicca dei calzettoni a cerchi claret&blue, i colori ufficiali del team.

Charlton Athletic vittorioso nel 1947

Nei due anni a seguire, troviamo in finale due derby tra squadre del Centro Nord. Manchester United vs Blackpool nel 1948 e Wolves vs Leicester nel 1949.

La finale del 1948 è considerata una delle più belle finali di tutti i tempi nella storia della F.A. Cup. Grandi giocatori, grandi giocate, ben sei gol segnati nei tempi regolamentari. Finì 4-2 per i Red Devils che mancavano dalla finale da ben 39 anni, dal 1909 (anche allora avevano vinto loro, contro il Bristol City).
Per l’occasione però occorrerebbe parlare di Blue Devils visto che l’arbitro li fece vestire di blu e bianco, come una ref. 2. Mentre i Tangerines dovettero optare per un look molto anonimo, “fumo di Londra”, come il Fulham, maglia bianca e calzoncini neri, ref. 10.

La finale del 1949, il secondo derby di fila, vide di fronte invece le Foxes, il Leicester ed i Wolves, i lupi del Wolverhampton. I Wolves vinsero la terza coppa della loro storia senza troppi problemi, per 3-1, anche a causa del fatto che gli avversari avevano due assenze importanti in finale. Il portiere McGraw con il naso rotto e l’attaccante Don Revie (proprio lui, il futuro allenatore del Leeds e della Nazionale inglese!) infortunato.

Stavolta le maglie erano quelle “canoniche”. Ref. 77 per il Wolverhampton e ref. 2 per il Leicester.

Wolverhampton Wanderers 1949

Della finale del 1950 abbiamo già scritto in un altro post. Ci fu la terza presenza in finale di una londinese, stavolta l’ Arsenal, opposta ad un altra gloria del calcio inglese, specie moderno, il Liverpool. E fu ancora vittoria per Londra, per 2-0. Anche per i Gunners, come prima per i Wolves si trattò della terza vittoria in F.A. Cup.

Finiamo con la quarta coppa vinta dai nordici del Newcastle United contro un’altra squadra che viveva i suoi anni d’oro, il Blackpool di Matthews e Mortensen, 2-0 con doppietta di Millburn all’inizio del secondo tempo. Ref. 8 contro ref. 13, un altro classico del Subbuteo!

La F.A. Cup rinata del dopoguerra nel 1951 festeggiava il suo settantesimo compleanno…

Anche in questo decennio poco meno che dimezzato la geografia di Coppa non cambia. Su dodici presenze in finale, una presenza ed una vittoria per il Nord (Newcastle United), tre per il Sud area londinese (due vittorie, una per il Charlton ed una per l’Arsenal ed un secondo posto, di nuovo per il Charlton), otto per il Centro Nord (Derby County, Manchester United e Wolves tra le wins; Liverpool, Burnley, Leicester e due volte il Blackpool tra le runners up).