Chi è il Ki??? #PlaySubbuteo #Subbuteo

Dopo i risultati di Europa League di ieri sera, tutti a chiedersi quale squadra mai sia il ! Trattasi del  Klaksvíkar Ítróttarfelag, meglio noto come KÍ Klaksvík squadra di calcio che gioca nella massima serie (Formuladeildin) del campionato delle isole Far Oer.

Colori sociali il bianco e blu.

Ma andiamo con ordine, per prima cosa vediamo dove sono le Isole Far Oer, 18 isole di origine vulcaniche, amministrate dalla Danimarca.

Sono autonome dal 1948, tranne che per la Difesa e gli Affari Esteri. Hanno una piccola forza di polizia e la guardia costiera. Sono teoricamente in “lite” con Islanda, Irlanda e Regno Unito per la sovranità sull’isolotto di Rockall (gaelico: “la roccia che ruggisce”). Mah… si tratta della cima di un vulcano. Vi posto la foto così vi rendete conto ancora meglio delle miserie umane.

Tornando al calcio, la serie A delle Far Oer conta ben 10 squadre partecipanti. L’ultima campionato l’ha vinto il Ki? Il Ki!!! Diciottesimo scudetto, al secondo posto nella classifica dei campionati vinti dopo l’HB Tórshavn (23 scudetti) e prima del B36 Tórshavn (11).

I colori sociali del Ki sono il bianco ed il blu. Le maglie più di frequente utilizzate sono stile ref. 2 o 42. Le seconda maglie possono rendersi con le ref. 135 o 207.

Hanno anche una mi dicono agguerritissima squadra di calcio femminile…

La città di Klaksvik è la seconda delle isole Far Oer. Il nome deriva dall’unione delle parole klakkur (scogliera, falesia) e vík (baia). Il significato del nome è quindi approssimativamente “baia della scogliera”.

Non arriva a cinquemila abitanti e vive di pesca. La curiosità da vedere a Klaksvik è la Christianskirkjan, la chiesa dei cristiani. La chiesa fu costruita nel 1963 (vi direi in onore della mia nascita, ma non è vero!) ed è stata la prima in tutta la Scandinavia ad essere costruita in stile norreno. Il tetto è costruito in modo del tutto simile a quello dei saloni vichinghi. Esempi simili si ritrovano anche nelle coperture delle piccole chiese dei villaggi faroesi. Questa copertura si è rivelata particolarmente utile ai fini dell’acustica, di qualità migliore rispetto a tetti di grandezze simili ma di realizzazione diversa. La chiesa è dedicata a Cristiano X di Danimarca e consacrata alla memoria dei marinai che persero la vita durante la seconda guerra mondiale. Dal soffitto pende una barca a remi, proveniente da Viðareiði e usata per trasportare il prete da un villaggio all’altro (decisamente lì ci vuole…).

Nel caso voleste andare a vederla (hai visto mai si beccano il Celtic o gli Spurs al prossimo turno, ammesso che riescano ad eliminare il Dundalk (l’entusiasmo fa miracoli!) dovete scendere all’aeroporto di Vàgar (non potete sbagliare, è l’unico di tutto l’arcipelago) e trovare chi vi porti fin là (un’ora di macchina, tempo permettendo).

Il giocatore solitario… riepilogo degli ultimi giorni #PlaySubbuteo #Subbuteo

VIGILI DEL FUOCO ROMA – VIGILI DEL FUOCO PALERMO 1-1
(Zeugo HW – Soccer3D Astrobase)

REAL MURCIA – CAP CIUDAD DE MURCIA 3-1
(entrambe Soccer3D Astrobase)

HAMILTON – BARNET 1-0
(entrambe Subbuteo HW)

HAMILTON – EAST FIFE 1-3
(entrambe Subbuteo HW)

VERONA – GENOA 2-O
(entrambe Zeugo)

FERMANA – SAMBENEDETTESE 2-3
(entrambe Zeugo)

Campo: EXTREME ARENA
Club: SUBBUTEO CLUB NIDO DEI RAPACI

La fedeltà alla maglia. Lo sfogo di un vecchiaccio #PlaySubbuteo #Subbuteo

La fedeltà alla maglia. So bene che qualcuno a leggere questo titolo si infastidirà. Roba vecchia, roba da altri tempi. Mi dirà di guardare al calcio di oggi. Laddove giocano calciatori che per tutto il campionato tirano su la loro maglia per baciare lo scudetto della squadra di cui portano i colori, di fronte a dei tifosi trattati come imbecilli, mentre il loro procuratore sta trattando per farli passare magari proprio alla squadra rivale cittadina.

Molti calciatori se ne vantano di questo. Dicono di essere professionisti, di giocare per chi li paga di più o gli garantisce condizioni migliori. Pensate ad uno, un campionissimo, come Ibrahimovic, che almeno è onesto, non ha mai fatto pensiero di pensarla così, lo ha sempre detto apertamente.

Ma non è solo questione dei calciatori e della loro deontologia (in quei rari casi in cui esiste), è una questione relativa a quello che oggi, semplificando, viene definito “calcio moderno”, opposto ad un “calcio antico” che certe volte però dubito sia mai esistito. I primi scandali per il calcio scommesse che mi ricordo io, classe 1963, sono usciti fuori quando ancora gli sponsor, la pubblicità, l’invadenza della finanza e delle televisioni, erano molto al di là da venire. I medici sociali che dopavano i propri assistiti… ancora prima.

Io dico sempre che è questione prima di tutto di persone. Quindi occorre stare attenti, attentissimi, a “beatificare” un tempo, un periodo, una stagione.

Certo, oggi esiste uno strapotere dei soldi, dell’economia, del marketing nei riguardi del calcio come di ogni altro spettacolo. Riguarda principalmente il calcio di vertice, ma non soltanto quello.

Ricordo un caso recente che ha fatto epoca. I Bluebirds, la squadra gallese del Cardiff (che gioca però nel campionato inglese), ref. 2 del catalogo Subbuteo, i cui tifosi sono chiamati The Blues, i cui striscioni, bandiere, maglie sono da sempre di quel colore, i cui inni cantano il cielo ed il mare, il blu e l’azzurro.

Arriva il nuovo padrone orientale, porta denaro, soldi, investimenti, ma decide che dal giorno dopo la squadra deve vestirsi di rosso! Di rosso, capite? Il colore dei loro acerrimi nemici, il colore degli altri… Come se io mi mettessi a giocare sul panno con la ref. 2 e dicessi che sto giocando con la ref. 1. Non si fa, c’è un limite a tutto, anche nel calcio da tavolo.

Ma il nuovo padrone si impone ed il Cardiff passa da maglia blu e calzoncini bianchi a maglia rossa e calzoncini neri, dalla rondine che vola nel cielo al drago che sputa fuoco. Tifosi inferociti, ma non c’è nulla da fare, altrimenti lo sponsor ritira i soldi.

La storia del Cardiff per fortuna ha avuto un lieto fine, la storia del rosso è andata avanti solo dal 2012 al 2014, poi i gallesi sono tornati al loro storico blu, Malaysia o non Malaysia, lo sponsor si è alla fine mostrato ragionevole, ma la storia ha fatto epoca.

E non è la sola, pensate alle squadre marchiate Red Bull, tutte uguali, tutte bianche e rosse. I tifosi? Chi se ne importa, basta vincere e si metteranno il cuore in pace (e spesso purtroppo è così).

E pensate che ci sono squadre che cambiano colori sociali un anno si e l’altro pure, altrimenti non hanno i soldi per giocare. Perchè i costi crescono assai più dei ricavi che entrano, specie se non sei una grandissima. E allora giù con seconde, terze e quarte maglie, che magari non indosserai mai, di colori che con la tua storia, con la storia delle tua città, del tuo gruppo non ci azzeccano nulla, ma ti servono solo e soltanto per fare cassa…

Spesso ricevo richieste di informazioni su questa o quella maglia. Non sempre è così facile rispondere. Specialmente ai più giovani appassionati di calcio e di calcio da tavolo, perchè loro questa fase per cui non ti innamori solo di quella squadra, ma anche dei suoi colori, di come si presenta in campo, del suo stemma, non l’hanno mai vissuta, non la conoscono proprio.

E non certo per colpa loro, figli delle Playstation e delle Pay-TV, che spesso neppure riescono a tenere il conto di quando la loro squadra gioca e con chi. Perchè non lo decide neppure la società, lo decidono sponsor e televisioni. E cambiano ogni volta che fa loro comodo, che possono fare più audience, più ascolti, più incassi pubblicitari.

Una volta giocare per la maglia della propria Nazionale era un onore. Oggi è solo un modo per spuntare un ritocco del contratto con il club ed i propri sponsor personali l’anno dopo. Poi si fanno i soliti, triti, ragionamenti vuoti sullo scarso attaccamento alla maglia della patria, sui calciatori che manco sanno l’inno ecc…

Spesso ricevo richieste di informazioni su questa o quella maglia, scrivevo sopra. Ecco, fermiamoci a quella. Perchè come scrivevo in una risposta via email alla fine è soprattutto quella che conta. Oggi sono pochissime, si contano sulla punta delle dita, le squadre che sono fedeli alla propria maglia storica, ai propri colori. Mi vengono in mente le due di Glasgow, i Rangers ma soprattutto il Celtic, che praticamente non l’hanno mai cambiata, se non nei piccolissimi dettagli; anche il Queens Park, sempre di Glasgow, l’Athletic di Bilbao.

Perchè sono tutti casi in cui la maglia di calcio non è solo una maglia di calcio. E’ tifo, è passione, è identità nazionale o di gruppo… solo in questi casi resiste. Provate a dire ad un tifoso dell’Athletic o del Celtic, perchè l’anno prossimo non cambiamo? Così ci danno più soldi? Provateci, così ci divertiamo… noi che guardiamo, non voi che chiedete. Provate a dire ad uno della Kop, il giorno in cui si gioca con i Toffees, di usare una sciarpa blu, però con i risvolti rossi… provate per credere.

Sono tutti casi in cui la divisa rimane il valore che è, ed è uguale per il giocatore e per il tifoso. A volte, è il caso di Bilbao, più volte da me conosciuta e visitata, per la città tutta in cui quella squadra gioca.

In questi casi rammentati è proprio tutta la divisa ad essere “sacra”, da preservare, fattore di identità. Più spesso (è il caso del Cardiff di cui sopra ma della maggior parte delle squadre di calcio), sono i colori sociali in genere, a volte anche il loro equilibrio (ovvero ce n’è sempre uno predominante ed uno no).

Calzoncini e calzettoni oggi cambiano per il gusto di cambiare. Una volta erano più o meno sempre gli stessi. I calzoncini spesso si mutavano per esigenze televisive, quando non c’erà il colore nella televisione (ebbene sì, sono tra quelli che per tanto tempo hanno visto la tv solo in bianco e nero, un vecchiaccio che non aveva il telecomando ma doveva prima accendere lo stabilizzatore e poi l’apparecchio televisivo…). Oggi non so perchè li cambino, che si vedono in primo piano pure i brufoli o gli sputacchi del calciatore di turno.

Ho schierato sul campo, oggi, Hamilton e Barnet, ref. 20 e ref. 35. Le guardo ed anche se so che oggi il Barnet gioca sempre in arancio e nero, spesso tutto in nero e con dettagli arancio, che non ci si capisce più nulla (l’Hamilton no, gli scozzesi in genere sono molto più fedeli alle loro tradizioni, si limitano ad impecettarle con i marchi degli sponsor le loro maglie, e manco tutte, ci stanno attenti), per me quelle sono Hamilton e Barnet. Non altre.

Non mi piacciono le squadre in decals, persino le squadre per il gioco agonistico che ho, il West Ham, il Brasile, il Real, lo United, sono perfetti cloni delle vecchie ref. Subbuteo. Non sopporto le pubblicità, gli sponsor, le televisioni…

Si, sono proprio un vecchiaccio. Luca, sei proprio un vecchiaccio.

Dalla mia collezione, cose antiche e cose nuove #PlaySubbuteo #Subbuteo

Ref. 20 – Hamilton Academicals

Replica HW, con inner marchiato Subbuteo, realizzata da Astrobase. Oltre agli scozzesi dell’Hamilton ci si può rendere i biancorossi nostrani della Rondinella Marzocco, che hanno usato questo kit nel 1947 (oggi sono nella prima categoria toscana e vestono come una ref. 9) ed i calabresi del Rende (che usano i pantaloncini sia di colore bianco che rosso).

Ref. 35 – Barnet Football Club e Vitesse (Holland)

Replica HW, con inner marchiato Subbuteo, realizzata da Astrobase. Oltre alle squadre, due, elencate dal catalogo Subbuteo 1973/1974, ci si possono rendere moltissime squadre che trovate facilmente su questo blog, sia nel post dedicato direttamente alla ref., che nella pagina “Il mio catalogo”.

Voglio segnalarvi però oggi, tra le squadre storiche italiane, L’Internazionale Torino ed il Torino FBC. Inoltre il Kent Athletic F.C. della città inglese di Luton.

Ref. 179 – Hellas Verona

La ref. 323 del catalogo Zeugo corrisponde alla ref. 179 del catalogo Subbuteo che rimanda alla squadra inglese dell’Halifax Town. Qui aggiungerei le italiane Brescello , Carrarese, Trento, Viterbese, le inglesi Wimbledon e Wootton Basset Town (Hellenic League, vicino la città di Swindon) ed anche (non so perchè mi “pigliano”) due squadre delle isole Aaland (che prima di questo post sapevo a malapena dov’erano; un arcipelago finlandese dove si parla lo svedese!) Hammarlands e Lemland.

Ref. 72 – Genoa

L’ultima già la conoscete, si tratta della ref. 72 Subbuteo (Cagliari soltanto nel mio catalogo 1973/1974) replicata dalla Zeugo con la ref. 18. Oltre alle italiane Genoa e Sambenedettese mi è tornato in mente di aver visto la squadra del Cécina, in provincia di Grosseto, giocare con questo kit.
All’estero vi segnalo i baschi del Balmaseda (fondata nel 1914, ben 106 anni di età), i montenegrini del Celik Niksic e gli slovacchi del Lokomotiv Zvolen.