Alla ricerca dell’arca, sempre sulla Francigena #PlaySubbuteo #Subbuteo

Nella nostra vita, c’è sempre un’arca da cercare… Un sogno, una passione, una fede. Per un collezionista di Subbuteo non so, cosa potrebbe essere l’arca… forse trovare una confezione tipo Munich intonsa…

O magari anche l’incredibile Stadium Edition, che ci mettevi più tempo ad aprirla ed a tirarne fuori il contenuto che a giocarci, ammesso che tu avessi spazio a sufficienza dentro casa!

Io non ho arche particolari da cercare, almeno non di questo tipo. Sono stato educato a cercare di fare del mio meglio con le cose che ho, che la Provvidenza mi ha donato e mi dona. Lascio che siano i collezionisti a svenarsi per queste cose, per quanto riguarda il Subbuteo, la Club Edition basta ed avanza.

La mia personale arca, è il mio ben-essere, bene-stare, con le persone che amo e che mi amano, e con quelle, il cosiddetto prossimo che il Signore mi mette intorno.

Lo spunto di questo post però è un arca, un’arca particolare. Nel post precedemente scritto sulla Via Francigena, Mortara ed il Subbuteo, ho in breve rievocato quello che finora è stato il mio unico viaggio/pellegrinaggio in quei luoghi, seguendo i passi di Sant’Agostino, trenta anni fa.

In quell’itinerario non poteva mancare la città di Pavia, dove, nella chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro si trova la famosissima Arca di Sant’Agostino con le reliquie del suo corpo.

La tradizione vuole che la basilica sia stata fondata dal re longobardo Liutprando per ospitare le spoglie di sant’Agostino che erano state custodite fino al 722 a Cagliari nella omonima cripta, ove erano giunte nel 504 dalla città di Ippona, attualmente in Algeria, al seguito di Fulgenzio di Ruspe, esiliato assieme ad altri vescovi del Nord Africa dal re vandalo Trasamondo. Il re Liutprando, infatti, temeva che i saraceni potessero trafugare una così importante reliquia nel corso delle loro frequenti scorrerie sulle coste del Mediterraneo. Si chiama in Ciel’D’Oro per via della doratura delle sue volte.

La città di Pavia però è assai più famosa per via della sua Certosa. Se non sapete cos’è una Certosa, o, peggio, la confondete con il formaggio che si compra dal droghiere!, ve lo faccio spiegare dalla Treccani.

certóṡa s. f. [dal fr. chartreuse, dal nome della prima casa dell’ordine, costruita nel 1084 da s. Brunone sulla Grande Chartreuse, montagna del Delfinato presso Grenoble]. – 1. Monastero di certosini, costituito da due chiostri contigui a una chiesa, intorno ai quali sorgono le celle dei monaci, ognuna con un piccolo orto. 2. fig., non com. Ambiente dove tutto è silenzio e raccoglimento.

Veduta aerea della Certosa di Pavia
La Certosa di Pavia

Intendiamoci, nulla contro il formaggio fresco. Fra l’altro la Certosa (Certosino) Galbani ha questo nome proprio perchè era prodotto in questi luoghi, vicino alla Certosa di Pavia, il monumento!

Finiamo con il calcio e con il Subbuteo, parlando della squadra del Pavia. Oggi si chiama Associazione Calcio Pavia 1911 Società Sportiva Dilettantistica e gioca nel campionato italiano di Eccellenza (bravi, quinto livello, dopo la serie D e prima della Promozione).

La storia della loro maglia ci dice che iniziarono a giocare con divise a strisce bianco e blu, bianche bordate di blu o divise azzurre con calzoncini bianchi (più lo stemma cittadino, croce bianca in campo rosso, cucito sulla maglia), forse per onorare i colori della nazionale italiana. Fatto sta, che per rendere il Pavia dalla fondazione agli anni Quaranta, possono usarsi la ref. 3, la ref. 135 o la ref. 2, il Blue Team.

Ma le maglie che portano maggior fortuna la Pavia e lo accompagnarono negli anni della serie B (dal 1952 al 1955) fino alla radiazione del 1957 erano di tutt’altro colore: granata!

1953–54 Associazione Calcio Pavia

Quindi, se volete giocare con il Pavia degli anni ruggenti, occorre che usiate un bel Torino Subbuteo (ref. 99).

Al posto della squadra radiata, nacque il Pro Pavia, poi Associazione Calcio Pavia che tornò all’antico, ossia all’azzurro. Potete continuare a giocare con la ref. 2, ma anche con un completo tutto azzurro. Se proprio volete fare gli originali potete prendere una ref. 67 (Argentina) meglio se replicata, giacchè non credo che il Pavia abbia mai avuto undici giocatori tutti di colore!, e replicare la maglia del 1989, usata in memoria della maglia della squadra dell’Arduino FBC che aveva una maglia a strisce neroverdi verticali. Per cui le strisce ricordano l’Arduino, il biancoazzurro i colori tradizionali del Pavia, i calzoncini neri erano di nuovo dell’Arduino (ma li usò anche il Pavia negli anni Settanta).

Pavia 1986-1987; ricorda molte maglie anni Ottanta ma anche recenti di squadre inglesi, tipo il Wigan Athletic.
Pavia dipinto per l’OSC Insomma Ancona

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *