Francigenando Subbuteando, dal Gallo a Las Vegas #PlaySubbuteo #Subbuteo

Come ormai molti di voi sanno, la Via Francigena, le sue tappe, i suoi percorsi, i suoi paesaggi, sono parte integrante del mio lavoro. Ahimè, fermo o quasi, causa coronavirus (e modo di gestire la cosiddetta pandemia; chi mi conosce sa che sono molto critico a riguardo). Però qualche camminatore c’è.

Il tratto italiano della Via Francigena conta 45 tappe, dal Passo del Gran San Bernardo fino a Roma. Il mio lavoro con Bags Free e Walking On Francigena mi ha portato ad occuparmi in particolare saltuariamente delle tappe che vanno dalla numero 24 (Aulla-Sarzana) alla 27 (Camaiore-Lucca) ed invece giornalmente e puntualmente di quelle che vanno dalla tappa numero 28 (Lucca-Altopascio) fino all’ultima (La Storta-Roma).

Però le tappe le conosco ovviamente tutte; oltre che percorrerne parecchie, sempre camminando, credo di aver letto tutto ciò che è stato pubblicato in italiano e non solo (anche parecchio in inglese) sull’argomento.

Così, quando ho fatto amicizia con Mauro ed i ragazzi di Mortara, un po’ sono stato favorito dal fatto che la zona la conoscevo bene per questo motivo, oltre che per il fatto che quando ero moooooooooolto più giovane, diciamo trenta anni fa, sono stato due o tre giorni a Pavia con un pellegrinaggio agostiniano e la città e la zona intorno l’ho girata in lungo ed in largo, come si dice.

Negli ultimi post pubblicati su Mortara, il derby degli Agostini e la storia di una amicizia ho già rimarcato come la cittadina sia un punto nodale della Via Francigena. E’ l’inizio del tratto di Via Francigena che si definisce Via del Romanico, che inizia in Lombardia, con Mortara e Pavia e prosegue in Emilia (Piacenza, Orio Litta, Fidenza).

Mortara in particolare è il punto di arrivo dell’undicesima tappa, che viene da Robbio, ed il punto di partenza della dodicesima, che arriva a Garlasco. Ho fatto una prova, ho nominato i nomi dei due paesi e… nessuno che mi abbia saputo dir nulla.

Eppure, sopratutto con Robbio, moltissimi di voi hanno avuto o hanno a che fare, magari senza saperlo. Con la scusa del Subbuteo e del mio Catalogo delle Ref., vediamo perchè.

Partiamo dalla vostra dispensa, apritela, e controllate se avete il riso! Se lo avete c’è un altissima probabilità, viste le statistiche di vendita, che sia Riso Gallo o Blond! Ebbene, il Riso Gallo è un’azienda con sede esattamente a Robbio! Fondata a Genova, poi si spostò in zona risicola, prima a Novara, poi a Robbio dove è tuttora.

Il marchio Riso Gallo nasce quando l’Azienda inizia ad esportare. Per superare il problema dell’analfabetismo (che faceva si che molte persone non sapessero leggere le etichette delle confezioni), il proprietario scelse di contrassegnare le diverse qualità con l’immagine di un animale: la tigre, l’elefante, la giraffa, l’aquila e, per il riso di prima scelta, il gallo.

Dal 2004 il Riso Gallo dà nome a tutta l’azienda!

Ma torniamo a voi. Non amate il riso? Mangiate solo la pasta? Gradite i formaggi? Allora aprite il frigorifero: se trovate la Robiola, siamo di nuovo a Robbio!

La Robiola non è un esclusiva della zona, viene prodotta anche nelle Langhe, nel Bresciano, in Valsassina, però secondo una delle tesi più diffuse il nome di questo squisitissimo formaggio viene proprio da Robbio, che era ed è uno dei centri di produzione in Lomellina. La Treccani, tanto per avere un testimone autorevole, sposa questa tesi.

robiòla s. f. [dal nome della cittadina di Robbio nella Lomellina, in provincia di Pavia]. – Formaggio, chiamato anche robiolina, di pasta molle, non fermentato e poco stagionato, specialità della Valsàssina, preparato con latte intero di vacca e posto in commercio in inverno, in forme quadrate o tonde di vario peso. La rdi Roccaverano (prodotta nelle province di Alessandria e Asti) contiene, oltre a latte vaccino, latte ovino e caprino. ◆ Il dim. masch. robiolino indica invece un formaggio molle di fabbricazione lombarda o piemontese, in forme cilindriche di 50-100 grammi, di latte di vacca solo o misto con quello di pecora o di capra, da consumarsi fresco.

Appurato, quindi, che Robbio lo conoscete benissimo, anche se prima di questo post non lo avevate mai sentito nominare, vi tocca sorbirvi pure la parte calcio-subbuteistica.

Che vi rivela che il Robbio è una squadra partecipante al campionato di calcio di Promozione Girone F in Lombardia, stagione 2020-21 (ma dal 2002 al 2005 è arrivata in serie D!). Che i colori sociali del Robbio sono il granata ed il bianco. Che potete giocarci sul panno Subbuteo utilizzando le squadre con cui normalmente rendereste il Torino, il Livorno, o i francesi del Metz (ref. 99 o ref. 255).

Un’altra curiosità su Robbio è il cosiddetto Palio dell’Olmo che ordinariamente (quest’anno causa COVID vi conviene informarvi per tempo) si tiene l’ultima settimana di agosto, a partire dall’ultima domenica per una settimana.

Ogni sera, gli 8 rioni cittadini (Campagnola, Canton Balin, Castello, Ciot, Mulin, Muron, Piana, Torre) si sfidano, in svariati giochi, per stilare una classifica che diviene la griglia di partenza della Corsa delle Carriole (tre Carriolantes per ognuno degli 8 rioni), gara decisiva per stabilire il vincitore del palio. La settimana del Palio ha inizio con l’arrivo della fiaccola; ogni anno parte da un santuario diverso e viene portata dagli atleti della Podistica Robbiese.

Da Robbio, punto di partenza della Robbio-Mortara, passiamo a Garlasco, punto di arrivo della Mortara-Garlasco!

Su Garlasco, lo confesso, ho meno storie e meno aneddoti. Il turismo nella zona è centrato sul Santuario della Madonna della Bozzola. Racconta Wikipedia:

L’origine del santuario di Garlasco è da ricondurre a un evento miracoloso risalente al 1465 quando una bambina di tredici anni, Maria, di Garlasco, sordomuta, si trovava al pascolo con gli animali del padre. All’improvviso si scatenò un forte temporale e Maria cercò riparo sotto una piccola cappella dove si trovava un affresco della Beata Vergine Maria, dipinto da Agostino da Pavia come ex voto alla Madonna per essere stato tratto in salvo mentre stava per annegare nel fiume Ticino. A un certo punto un bagliore improvviso apparve in un globo, e la ragazzina vide la Beata Vergine Maria, che affidò a lei una missione: “Maria, va’ a dire ai Garlaschesi che voglio qui un santuario a protezione di tutta la Lomellina. Saranno tante le grazie che Io spargerò in questo luogo e miei figli sperimenteranno i tesori delle mie misericordie”. Dopo aver fatto ritorno a Garlasco, Maria (che da quel momento venne chiamata Maria Benedetta), non più sordomuta dal miracolo, narrò l’accaduto alla popolazione. La bambina, cresciuta, si ritirò nel monastero, retto dalle monache di clausura e sito al confine del territorio di Garlasco, tra Tromello e Alagna, in prossimità del torrente Terdoppio. Il luogo dell’apparizione miracolosa era allora circondato da cespugli di biancospino (in dialetto locale buslà, parola dalla cui traslitterazione in italiano deriva il nome Bozzola). L’evento prodigioso dette il via all’edificazione dell’attuale santuario.

Poichè sacro e profano si trovano spesso assieme oltre che in competizione, vi svelo anche che Garlasco è soprannominata La Las Vegas della Lomellina per i numerosissimi luoghi di gioco e di divertimento che l’hanno da sempre caratterizzata.

Tra i divertimenti c’è anche il calcio!

La società di calcio più importante della città è l’F.C. Garlasco, rinata nel 1976. Le stagioni 2011-2012 e 2012-2013 in Eccellenza, rappresentano la massima categoria raggiunta finora (1976-2019). I colori sociali della squadra sono il giallo-blu (quindi a Subbuteo, ref. 47 e derivate).

Gioca nel Campionato di Promozione, girone F.

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