Conosciamo meglio Oldham e l’Oldham Athletic #PlaySubbuteo #Subbuteo

Oldham, recita Wikipedia, è la sede di un borgo della contea metropolitana della Grande Manchester, Inghilterra, a nord-est della città di Manchester. In italiano potremmo dire che Oldham è una città (ha circa 100.000 abitanti, non certo pochi) poco fuori la grande città di Manchester (che di abitanti ne conta 500.000).

Negli anni Sessanta, l’apparente successo della formula della “Grande Londra”, stimolò la proposta di creare delle agglomerazioni simili anche riguardo Manchester, Liverpool e Birmingham.

Nacquero così le Metropolitan Counties, stabilite ufficialmente dal Local Government Act del 1972. Alle tre città di cui sopra si aggiunsero altre tre Contee Metropolitane: Tyne and Wear, West Yorkshire, South Yorkshire (centri principali, rispettivamente, Newcastle, Leeds e Sheffield).

Ufficialmente poi sono state abolite, a fine anni Novanta, ma (tutto il mondo è paese) legalmente ancora esistono perché i politici britannici non hanno mai provveduto a creare degli organismi alternativi.

Ma torniamo ad Oldham.

Nella mappa sottostante vi fate una idea di dove si trova.

E del perchè, ad esempio, c’è una grande rivalità, a livello calcistico, dell’Oldham Athletic (ref. 2, 3, 37, 42, 47, 219, 235, 671, 748) con la squadra del Rochdale (ref. 2, 8, 10, 18, 21, 34, 42, 119, 167, 200, 219, 222, 631, 671), con cui giocano un vero e proprio derby.

Ref. 748 LW – Oldham Atheltic e Chelsea

Lo stesso accade con l’Huddersfield (ref. 2, 3, 119) con cui giocano l’A62 Derby (dal nome della strada su cui entrambe le città si trovano, a 15 miglia, poco più di 24 chilometri, di distanza; il bilancio vede finora l’Huddersfield in vantaggio per 20 successi contro 12; 15 i pareggi).

Il tracciato dell’A62

Oldham si sviluppò durante la rivoluzione industriale grazie, principalmente, alla filatura del cotone e all’industria tessile. Fu una delle località con le fabbriche più produttive nel mondo ed in essa ormai risiedono molti stranieri e sono presenti grandi comunità provenienti dal Bangladesh e dal Pakistan. Attualmente l’abitato conta circa 100.000 abitanti, mentre il distretto urbano arriva a contarne circa 220.000 (secondo i numeri del censimento 2001).

Veduta della città

Cosa c’è da vedere ad Oldham? A giudicare dalle foto che circolano in rete, principalmente degli splendidi parchi: Alexandra Park, Werneth Park, Chadderton Hall Park. Poi c’è la riserva naturale di Swallows Wood e poco fuori città l’Hartshead Pike.

AlexandraPark
Hartshead Pike

E poi, manco a dirlo, c’è lo stadio, il mitico Boundary Park.

Il Boundary Park è il principale stadio di Oldham, nella “Grande Manchester”, in Inghilterra. Era originariamente conosciuto come Athletic Camp (“il campo di atletica”) quando venne aperto nel 1896, come sede della prima squadra professionistica di calcio della città: l’Oldham County FC, che come già scritto, nel 1899 si fuse con il Pine Villa Football Club che acquistò il terreno e cambiò il nome in Oldham Athletic.

Lo stadio ha poco più di 10.000 posti a sedere. Dal 1997 al 2003, più o meno, è stato condiviso con la locale squadra di rugby, gli Oldham Roughyeds, che ha gli stessi colori dell’antico Pine Villa FC, solo che le strisce bianche e rosse sono orizzontali anzichè verticali.

Oldham Roughyeds

1978/1979. Stesso anno, destini diversi #PlaySubbuteo #Subbuteo

Sul campo principale del Subbuteo Club Nido dei Rapaci, con sede a casa mia!, ci sono due squadre basculanti con la maglia dello stesso anno sociale, per l’appunto il 1978/1979. La prima è la Roma, la seconda il Nottingham Forest.

Per la Roma quello fu un campionato travagliato ed un anno portatore di grandi cambiamenti. Fu il primo anno in giallorosso del bomber di Crocefieschi, al secolo Roberto Pruzzo, proveniente dal Genoa. Il presidente Anzalone lo acquistò per la cifra enorme, all’epoca, di tre miliardi di vecchie lire. Per rientrarne, almeno in parte, fu costretto a cedere in prestito Bruno Conti.

Ma il salto di qualità non ci fu, la Roma passò tutto il campionato in bassa, a tratti bassissima classifica e si salvò solo ad una giornata dal termine, pareggiando una tesissima partita in casa con l’Atalanta per 2-2, per poi chiudere con uno squallidissimo 0-0 con l’Ascoli, risultato che salvava entrambe le squadre. Iniziò con Giagnoni allenatore, ma già a novembre arrivarono Valcareggi e Bravi. Le cose però non migliorarono poi tanto.

L’unico vero successo di quell’anno arrivò dal marketing, grazie all’invenzione del marchio Lupetto e dalle maglie molto fantasiose della Pouchain, le mitiche maglie “ghiacciolo”. La Roma arrivò seconda solo alla Juventus per gli incassi del merchandising; terzo, ma a grandissima distanza, il Milan vincitore dello scudetto.

A fine anno Anzalone lasciò il testimone e la presidenza della società a Dino Viola,che avrebbe fatta grande la “Rometta” come era soprannominata allora. Primo acquisto del neopresidente lo scudettato Nils Liedholm… ma questa è un’altra storia.

Molto diverso l’anno, trionfale, del Nottingham Forest, fresco campione d’Inghilterra. Tre trofei in carniere quell’anno: Coppa dei Campioni (l’attuale Champions League), League Cup (bis di quella vinta l’anno precedente), Community Shield (per chi non lo sa, trofeo calcistico inglese che mette di fronte la squadra vincitrice della Premier League a quella che ha vinto la FA Cup, o Coppa d’Inghilterra). I rossi dei boschi delle foreste di Sherwood chiusero il Campionato al secondo posto, a 8 punti dai rossi di Liverpool. Tornarono così in Coppa dei Campioni e la rivinsero l’anno dopo, assieme alla Supercoppa Europea. Allenatore il mitico Brian Clough.

Poi però le cose sarebbero cambiate, la Roma avrebbe iniziato una fase ascendente, Niels Liedholm l’avrebbe portata allo scudetto; il Nottingham, al contrario, una calante, che prosegue tuttora. Sono ben 12 anni che vivacchia, con più bassi che alti, nella Championship, la seconda divisione del calcio inglese, la nostra serie B.

Oldham, Oldboy #PlaySubbuteo #Subbuteo

La mia passione per il calcio britannico, come ormai sapete tutti, è datata 1973, come quella per il Subbuteo. Da allora le miniature basculanti ed i giocatori “veri” formano un inestricabile cocktail di passioni nell’animo di chi scrive.

Le mie prime squadre del cuore sono state i Saints, il Southampton (ref. 9) ed i Rangers di Glasgow (ref. 2). Poi sono sorte tante simpatie per questo o quel team. Mi vengono in mente il Preston (ref. 18), Liverpool (ref. 41), Aberdeen (lo rendevo con la ref. 1), il Clyde (ref. 10 o 81).

Quest’anno subbuteistico che va iniziando (nota bene: l’anno subbuteistico è come l’anno scolastico o il campionato di calcio; il prossimo inizia a settembre 2020) ho deciso che sarà l’anno dell’Oldham.

Come ho scritto sul blog, mi sono appassionato a questa squadra giocando la Rapax Cup. L’Oldham Athletic (The Latics) versione subbuteo ha vinto prima la Owls Cup e poi il trofeo principale. Quest’anno festeggia con una maglia speciale il suo centoventicinquesimo anniversario (1895-2020).

Per la precisione però, nel 1895 venne fondato il Pine Villa FC (che giocava nei campionati locali di Manchester e del Lancashire) che nel 1899 si fuse con l’Oldham County dando vita alla squadra dell’Oldham Athletic Association Football Club.

Sicuramente fino al 1907 la maglia della squadra però rimase quella che era la maglia del Pine Villa FC, tipo Atletico Madrid (ref. 226). Maglia a strisce verticali biancorosse e calzoncini blu. Il kit realizzato per l’anniversario di quest’anno rispecchia quella maglia nella maglia da trasferta (away per gli anglofoni).

Il passaggio al bianco e blu avviene nel 1910. Dapprima però si adottano soluzioni tipo WBA (maglia a strisce verticali bianche e azzurre con calzoncini bianchi) o Ipswich Town (maglia azzurra con maniche bianche). La cosa va avanti fino al 1966, poi segue il “periodo arancione”, di cui ho già parlato su questo blog. Maglia arancio e pantaloncini blu, come la nostra Pistoiese anni Ottanta.

Quando io inizio a giocare a Subbuteo (scusate ma la data è fondamentale!) l’Oldham però veste un completo blu come il Chelsea, con i calzettoni bianchi. E così lo trovate citato nella mia personalissima “Bibbia” subbuteistica, il catalogo 1973/1974, assieme a Chelsea, Shrewsbury, Southend, Newcastle Utd (2nd strip), Gillingham e Montrose (questi ultimi scozzesi).

Il Rothmans Football Yearbook 1973/1974 conferma, a pagina 316.

Club Colours: Blue shirt, blue shorts, white stockings.
Change Colours: Orange shirt, blue shorts, white stockings.

Quell’anno il club era in Third Division (terzo livello di allora, corrispondente all’attuale League One). Fu una grande annata per l’Oldham quella. Arrivò primo in classifica e venne promosso in Second Division (l’attuale Championship) dove rimase ininterrottamente fino al 1990/1991, anno della storica promozione in First Division (la nostra Premier League).

Ci restò poco, nel 1994 venne retrocesso e da allora è stata una discesa continua. Prima la seconda divisione, poi la terza (la League One), poi la quarta (la League Two) dal 2018 ad oggi.

Comunque, nel mio personale anno dell’Oldham, l’Oldboy che sono io giocherà con le maglie del 1973/1974. La prima, una ref. 42 originale HW e la seconda, versione replica HW di Astrobase.

Il nome: si dice che risalga all’anno 865, quando gli invasori danesi stabilirono un insediamento chiamato Aldehulme, un titolo che fu deformato dal tempo e dalla lingua e in seguito divenne Oldham. Lo stemma della città è quello dell’antica famiglia Oldham e presenta quattro gufi accanto al motto Sapere Aude o “il coraggio di essere saggio”.

Un ultima cosa sul simbolo-mascotte della squadra che è il gufo. Lo è da sempre per via del nome della citta che richiama in inglese la parola Owl, Gufo in italiano. Il gufo è sempre stato presente sia nello stemma cittadino che nello stemma della squadra di calcio.

Quest’ultimo (il cosidetto crest) ha visto il gufo sopra lo stemma cittadino con il motto “Sapere Aude” (così era nel Rothmans 73/74), il gufo su un pallone da calcio circondato dalle rose dei Lancaster (così nel Rothmans 74/75), il gufo da solo su un pallone da calcio, poi lo stesso gufo sopra un nastro rosso con il nome della squadra, fino allo stilizzato gufo dagli occhi ambrati dei giorni nostri.

L’Oldham Athletic, quello vero, non so come giocherà. Spero che sia un anno tranquillo e che i giocatori ed i suoi tifosi, nell’anno dell’anniversario, possano prendersi qualche soddisfazione. Non ne hanno avute molte negli ultimi anni.

Canaries retrocessi! #PlaySubbuteo #Subbuteo

Ieri a Norwich si è disputato una classica del vecchio catalogo Subbuteo. La ref. 28, Norwich City, ospitava i londinesi della ref. 7, il West Ham. Giallo e verde contro il tipico anglosassone claret&blue.

Ref. 28 – Norwich
Ref. 7 – West Ham

Entrambe le squadre quest’anno sono nelle parti basse della classifica della Premier League inglese. Ma mentre gli Hammers se ne stanno tirando fuori, i Canaries sprofondano sempre di più.

La partita di ieri ha dato loro il colpo di grazia. La ref. 7 infatti ha maramaldeggiato a Norwich vincendo in trasferta per 4-0 e condannando il Norwich ad essere la prima retrocessa in Championship di questa stagione.

D’altra parte, ormai il calcio di alto livello è roba solo da ricchi, ed a Norwich non lo sono, il rischio retrocessione oserei dire che era quasi preventivato ad inizio stagione. Cosa positiva, tanti giovani valorizzati dai gialloverdi. Si prospettano grandi plusvalenze sul mercato… E in bocca al lupo per il prossimo anno, sperando che la divisa sia meno brutta di quella di quest’anno.