Derry City, ref. 9 – La storia raccontata da Frapalin #PlaySubbuteo #Subbuteo

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Da sempre la città nordirlandese di Derry (Londonderry per i britannici di Sua Maestà, ma per comodità utilizzeremo il nome irlandese) è un luogo che mette a confronto i nazionalisti cattolici, che lottano per la riunificazione dell’Ulster alla Repubblica d’Irlanda, e dall’altra gli unionisti protestanti, che vogliono rimanere congiunti a Londra ed a sua Maestà. Un po’ come per oltre un secolo è accaduto a Glasgow (e che in gran parte accade ancora ora).

Ma tra chi è passato da una fazione all’altra c’è anche la principale squadra calcistica della città: il Derry City Football Club infatti è l’unico club nordirlandese a giocare nella League of Ireland. Non solo: è uno dei pochissimi casi, forse l’unico, di squadra che ha vinto il campionato in due paesi entrambi affiliati alla UEFA.

Andiamo con ordine: il Derry City fu fondato nel 1928, quindi una manciata di anni dopo il “trattato anglo-irlandese” che costituiva per gli irlandesi uno stato a se stante ma non del tutto indipendente (situazione che sarebbe rimasta tale fino al 1949, anno in cui Dublino raggiunse la piena indipendenza da Londra). Come appartenente all’Irlanda del Nord il Derry City riesce anche a vincere il campionato nella stagione 1964-65, e l’anno successivo passa addirittura il primo turno di Coppa dei Campioni: sconfitti all’andata per 5-3 a Oslo, nel ritorno casalingo ribalta la situazione sconfiggendo il Lyn addirittura per 5-1. Negli ottavi di finale finirà per arrendersi ai belgi dell’Anderlecht: dopo un terribile 9-0 subito a Bruxelles, la partita di ritorno non viene nemmeno disputata.

Nel 1971, all’inizio del periodo più intenso del conflitto per l’indipendenza dell’Irlanda del Nord dal Regno Unito (i “Troubles”), la squadra è costretta a giocare al Showgrounds Stadium di Coleraine, a 50 chilometri di distanza, dopo che la federcalcio nordirlandese (la IFA) giudicò pericoloso per l’ordine e l’incolumità pubblica giocare nell’impianto casalingo, il Brandywell Stadium: l’impianto si trova nel Bogside, il quartiere della minoranza cattolica quasi “ghettizzato”, e i continui scontri tra le due fazioni fanno anche crollare l’impegno del Movimento per i Diritti Civili, nato proprio nella città attraversata dal fiume Foyle.

L’anno successivo inzia malissimo per la città: domenica 30 gennaio, una marcia dell’appena citato movimento e composta in grand parte da cattolici viene repressa nel sangue: la polizia ed i militari nordirlandesi chiudono gli accessi e provocano i manifestanti, tra cui tanti giovani, e quindi un reparto di paracadutisti (sotto gli ordini del colonnello Wilford e guidato dal maggiore Collins, che vent’anni dopo comanderà le truppe della NATO in Bosnia) compie una strage: 14 morti e numerosissimi feriti, tutti disarmati (qualcuno viene anche colpito alle spalle o mentre presta soccorso alle vittime). E’ la famosa “domenica di sangue“, citata in una famosa canzone degli U2.

Il Derry City dichiarò di voler tornare a giocare nel proprio stadio, ma l’opposizione della IFA costrinse il club al ritiro dal campionato. Il Derry City abbandonò il calcio professionistico giocando per 13 anni nelle serie inferiori, finchè nel 1985 formulò richiesta di iscrizione al campionato della Repubblica Irlandese. La domanda fu accolta e la squadra fu fortemente simpatizzata fin da subito da chi voleva l’isola di smeraldo unita sotto un’unica bandiera.

Nel 1989, appena quattro anni dopo, il Derry City realizza il primo e unico “treble” della storia del calcio irlandese: campionato (League of Ireland Premier Division), coppa nazionale (FAI Cup) ed anche la coppa di lega (League of Ireland Cup), battendo per 4-0 il Dundalk, che però l’anno successivo si prenderà la rivincita ai rigori. In questo torneo il Derry è, con undici trionfi, la squadra più titolata.

Dopo gli “accordi del venerdì santo” dell’aprile del 1998 il conflitto si ferma, anche se soli quattro mesi dopo, il giorno di ferragosto, nell’attentato di Omagh muoiono ben 29 persone. L’IRA si ferma definitivamente, e nel 2005 rinuncia alla lotta armata, ma il suo posto viene preso da altre tre organizzazioni nate da dissidi interni all’IRA: la Real IRA, la Continuity IRA e successivamente la New IRA.

A Derry la minoranza cattolica vive ancora in un clima di paura ed emarginazione, ma si consola con il calcio: la squadra viene sciolta nel 2009 a causa di contratti non regolamentari, tuttavia la determinazione del nuovo presidente Philip O’Doherty, sostenuto dai numerosissimi tifosi, porta il club a reiscriversi al calcio professionistico irlandese in brevissimo tempo, riconquistando la partecipazione alla massima serie dopo solo un’anno di purgatorio.

Il Derry City è ancora il simbolo della lotta dei cattolici nazionalisti contro la maggioranza protestante e unionista, con alla guida il compianto Ryan McBride: nato a Derry, in sei stagioni ha disputato 127 partite con la squadra, guadagnandosi il sostegno di tutta la tifoseria che lo elegge a leader ed influencer per i membri del club ed i tifosi. Purtroppo all’inizio della sua settima stagione in maglia biancorossa, viene trovato morto in casa a soli 27 anni. Abitava a due passi dal Brandywell Stadium, dove la in mezzo al campo veniva osannato dai suoi tifosi. Il club in suo onore ha ritirato la maglia numero 5, ma lui sarà sempre li a guardarli giocare dall’alto. E tifando per la riscossa cattolica nella città divisa.

Ref. 9 – Derry City

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