Marco De Angelis, il futuro del gioco, l’impietosa durezza dei numeri #PlaySubbuteo #Subbuteo

Questi che seguono sono estratti di una intervista a Marco De Angelis (ne ho già parlato su questo blog), mr. Profibase, inventore e realizzatore, nonchè venditore, di basi professionali per il calcio da tavolo, consulente tecnico della Parodi per il prodotto Zeugo (anche di questo ho già parlato), fornitore di una infinità di campioni e campionissimi.

Il plutricampione del mondo Massimo Bolognino, a sinistra per chi guarda, e Marco De Angelis, a destra

L’intervista è del mio amico Alex Rota. All’apparenza potrebbe sembrare “datata” (è del 16 marzo 2011), ma leggete come rispondeva sul futuro del Calcio da Tavolo / Subbuteo, sempre facendo riferimento agli Under, ai giovani, alla promozione del gioco.

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Domanda: Sei ormai un personaggio di lungo corso nel mondo del Subbuteo/Cdt , la tua opinione sul futuro?

Oggi si deve lottare per la sopravvivenza del subbuteo come calcio da tavolo tra i ragazzi. (…) Oggi dobbiamo in grande umiltà lavorare quotidianamente alla promozione del gioco e lottare per ogni iscrizione di un giovane, sottraendolo a videogame e ad altri sport. Un umile lavoro quotidiano, ecco quel che ci aspetta nei prossimi anni.

La creazione delle basi professionali con Profibase e poi quella di un buon prodotto commerciale con Zeugo sono state, insieme alla creazione della federazione mondiale e di quelle nazionali, le premesse per la diffusione del gioco tra i giovani, che sarà la sfida dei prossimi 10 anni. Se vinceremo questa sfida e riusciremo ad avere una federazione con alcune migliaia di iscritti giovani, allora potremo anche parlare di riconoscimento.

Lo sviluppo degli ultimi 2-3 anni lascia ben sperare, ma siamo solo all’inizio di una lunga battaglia per la sopravvivenza del subbuteo come calcio da tavolo sportivo, ed assolutamente non abbiamo vinto tale battaglia.

Colgo qui l’occasione per salutare e ringraziare tutti i promotori del calcio da tavolo, ossia quegli adulti che vediamo poi presentarsi ai tornei seguiti da gruppetti di ragazzini e che rendono possibili i tornei under. Oggi sono loro i veri protagonisti, sono loro in trincea e purtroppo sono del tutto abbandonati. Ecco, si pensi a sostenere anche economicamente questi soldati del calcio da tavolo, se si sopravviverà il merito vero andrà tutto a loro.

Domanda: Da molti dei tuoi interventi scritti e aiuti ai club che hanno settori giovanili mi e’ parso di capire che ci tieni parecchio ai ragazzi, se la nostra generazione fallirà questo obiettivo non lasceremo nulla? Il Subbuteo rimarrà solo una cosa per collezionisti senza il giusto ricambio?

A questa domanda ho risposto prima: lavorare per i ragazzi è oggi tutto, l’essenza del lavoro di oggi per il subbuteo/calcio da tavolo.

Il collezionismo non mi ha mai interessato, pur comprendendone il valore intrinseco, personalmente la considero una cosa morta, a me piace ciò che è vivo ed attuale, ancor più ciò che verrà domani.

Ed il domani sono i nostri ragazzi ai quali noi abbiamo il dovere supremo di trasmettere la passione per il gioco, se vogliamo sentirci noi stessi dei veri “subbuteisti”.

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Fin qui l’intervista. Altro che datata, io mi sentirei di sottoscrivere, nove anni dopo, tutto quello che dice Marco De Angelis sul futuro del gioco.
Anche alla luce, inequivocabile, dei numeri della realtà italiana (ringrazio la segreteria del mio club che me li ha forniti).

L’anno prima dell’intervista, nel 2010, a Chianciano Terme, si era svolta la Coppa Italia di Calcio da Tavolo.
200 partecipanti all’Individuale tra Open, Veteran e Cadetti, 8 partecipanti alla competizione femminile, 63 Under divisi per le tre categorie (Under 19, Under 15, Under 12).
42 team presenti alla competizione a Squadre principale e ben 18 Team Under (o Primavera, o Giovanili, come preferite).

Nel 2013, due anni dopo questa intervista, sempre a Chianciano Terme, stessa competizione, un leggero calo.
172 partecipanti all’Individuale tra Open, Veteran e Cadetti, 7 partecipanti alla competizione femminile, 55 Under divisi per le tre categorie (Under 19, Under 15, Under 12).
41 team presenti alla competizione a Squadre principale ma solo 10 Team Under (o Primavera, o Giovanili, come preferite).

In questo fine settimana di febbraio 2020 la Coppa Italia di Calcio da Tavolo si gioca a San Benedetto del Tronto.
I numeri sono, come sempre, impietosi.
86 partecipanti (– 57% rispetto al 2010) all’Individuale tra Open, Veteran e Cadetti, 1 partecipante alla competizione femminile (– 87,5% ) , 13 Under (– 79,4% ) divisi per le tre categorie (Under 19, Under 15, Under 12).
23 team (– 45,2%) presenti alla competizione a Squadre principale e 0 Team Under (– 100%!).

I commenti, se volete farli, li lascio a voi, ma mi pare evidente che gli obiettivi di cui parlava Marco mi sembrano essere stati mancati in pieno. Però non vi demoralizzate troppo! Il gioco, quando si fa nelle scuole, con i bambini, nei club come ad esempio a Roma il Tripolitania, o a Casale, o a Bagheria, a Napoli, ha chiari, chiarissimi segni di vitalità. O il gestore del marchio ufficiale Subbuteo non si appresterebbe certo a rilanciarlo la prossima primavera.

Ma forse ci si è concentrati troppo (e male) su iniziative di vertice, e troppo poco sul lavoro di base, capillare, faticoso, giorno per giorno, di cui parlava Marco. Ma è inevitabile che sia così se chi dovrebbe gestirlo, governarlo, vuole “prima di tutto giocare” e il dirigente lo fa a tempo perso, nei ritagli di tempo tra un turno di gioco ed un altro. Del resto, voi lo conoscete uno sport, uno sport vero, senza una classe di dirigenti, arbitri e preparatori a tempo pieno?

Non faccio nomi e non metto sigle, ma ora capite meglio, forse, se volete, perchè l’altro giorno parlavo di Subbuteo HH? Con il massimo rispetto per chi lavora e si impegna nel modo giusto, che c’è (e i risultati nelle piccole realtà locali si vedono); ma se erano poche persone ai tempi dell’intervista di Marco De Angelis, oggi ne vedo ancora meno.

Felice di essere smentito dalla realtà in divenire. Ma i numeri direi che fotografano la realtà attuale in modo non certo incoraggiante.

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