Dal Calcio da Tavolo anni Settanta (monomarca, Subbuteo) al Calcio da Tavolo professionale #PlaySubbuteo #Subbuteo #SubbuteoBlog

I talebani di tutte le risme, old e new, non me ne vorranno, ma questo è forse il linguaggio più corretto per esprimere quello che è accaduto negli anni Novanta del… secolo scorso!

Il passaggio dal Calcio da Tavolo, Table Soccer, Subbuteo, giocato solo con i materiali di uno stesso produttore, che pure nel corso degli anni aveva cambiato sia tipologia di miniatura che di base (una HW non è una LW, una Hasbro o una Parodi non sono né l’una ne l’altra, ma sono tutte basi Subbuteo originali!) al Calcio da Tavolo professionale, multimateriale, ad opera di alcuni pionieri della liberta di materiale che, partendo comunque dalle basi Subbuteo, le hanno rielaborate per poter competere nei tornei agonistici nazionali ed internazionali.

Che riguardavano, certo, e tuttora riguardano, una piccola parte dei giocatori di Subbuteo e di Calcio da Tavolo. Ma anche questo è sempre stato così.

Ci sono vari racconti, ma nessuno ha la completezza, la correttezza e la precisione di quello che è stato l’inventore italiano delle basi professionali, mr. ProfiBase, ossia Marco De Angelis.

Il link alla storia completa è questo.

Leggetevelo se siete interessati, se volete conoscere la storia senza paraocchi. Fa bene, credetemi. Qui vi estraggo alcuni paragrafi significativi. Ovviamente anche lui cita Sucy en Brie nella versione completa del suo racconto.

Fino all’inizio degli anni ’90 erano stati  sempre i produttori a determinare il modello di base con cui giocare. I giocatori non avevano alcuna voce in capitolo. Sia Sir Peter Adolph, il creatore del “Subbuteo“, gioco e marchio ad un tempo, sia le ditte che acquistarono tale marchio a partire dalla fine degli anni ’70 (prima la Waddingtons, poi la Hasbro) produssero a livello commerciale di volta in volta un unico modello di miniatura, lo stesso che poi era usato anche a livello agonistico.  

La situazione non cambiò neanche quando un bravissimo giocatore, lo svizzero Willy Hofmann, che aveva le possibilità economiche e le necessarie conoscenze per farlo, produsse lui stesso le miniature da gioco (prima le Sports Playing Figures (conosciute anche come Lapidi), poi i Toccer). Infatti, anche di prodotti della società Global Sports Games (GSG), di cui lui faceva parte insieme ad un collega svizzero d’origini italiane, non erano prodotte in misure diverse ma erano miniature di una dimensione standard, quella venduta ed “imposta” dal produttore, che il giocatore agonista doveva prendere così com’era. 

(…)

…non volendo all’epoca né usare le Sport Playing Figures, per motivi estetici e di concezione del gioco, né i Toccer, per motivi tecnici ed ugualmente di concezione del gioco, non mi restava dunque che usare le miniature tradizionali subbuteo, accettando lo svantaggio evidente rispetto agli altri che invece usavano il materiale svizzero, oppure, ed è quel che poi feci, ideare del materiale agonistico nuovo che non fosse in contraddizione con quei principi del gioco nei quali mi riconoscevo ed a cui non volevo rinunciare. 

La mia professione di ricercatore mi mise a disposizione gli strumenti intellettuali per far ciò. Altri strumenti non ne avevo, perché non avevo all’epoca alcuna conoscenza tecnica, provenendo da studi umanistici, né tanto meno avevo possibilità economiche e di finanziamento particolari, essendo un insegnante, per giunta part-time, posto col quale finanziavo allora in Germania il mio dottorato di ricerca in filosofia. 

Per realizzare questo scopo, iniziai anzitutto a modificare manualmente le basi migliori del Subbuteo tradizionale, ossia le HW degli anni ’60-’70. Trovarle usate non era difficile perché allora circolavano ai tornei alcuni giocatori (per es. l’austriaco Robert Lenz, lo scozzese Dave Baxter) che portavano con sé una borsa piena di tali miniature che vendevano a prezzi addirittura superiori a quelli di una buona squadra professionale d’oggi; se poi tali miniature erano già modificate – “truccate” – si arrivava a cifre esorbitanti.

(…)

Il passo successivo fu però rendere tale procedimento da casuale ed artigianale, semi-industriale. Anziché spendere soldi e soldi per acquistare le HW, anch’esse tutte diverse perché nel corso degli anni vi erano state diverse produzioni Subbuteo di livello qualitativo anche diverso, ebbi l’idea di farmi creare io dalle ditte di plastica la struttura fondamentale grezza (corrispondente alla HW che acquistavo) per poi lavorarla secondo il procedimento di smerigliatura e lucidatura appena imparato da Robert Lenz, che allora militava nel mio stesso club tedesco, l’USC Wuppertal. Così, pensai, non solo mi sarei affrancato dal dover acquistare HW vecchie o addirittura già usate a prezzi elevatissimi, ma soprattutto avrei avuto una base di partenza come la volevo io, il cui smusso per esempio era realizzabile a macchina e non doveva essere fatto a mano, il che significa che le basi venivano tutte uguali. Già questo era un enorme progresso rispetto a quanto si era fatto fino ad allora. 

(…)

Ben presto i bravi giocatori “tradizionalisti” cominciarono a contattarmi per avere anche loro basi come le mie, ora facevo fare anche lo smusso a macchina, quindi dovevo solo (per modo di dire, perché era ed è un lavoro manuale di non poco conto) smerigliare e lucidare le basi e potevo quindi farne produrre diverse per poi rivenderle. In questa mia attività di produzione mi si presentò presto la questione di che tipo di base produrre, con quali forme e dimensioni. Le prime che avevo fatto produrre avevano la forma simile a quella di una base particolare Subbuteo HW, modificata dall’esperto Robert Lenz, la quale era per il mio modo di tirare la migliore in assoluto tra le centinaia che avevo o acquistato già modificate o modificate io stesso. Era la mia “numero uno”, il prototipo originario dal quale partii, che ancora oggi posseggo gelosamente (v. qui). Era una base bianca (del resto tutti i “vecchi” giocatori sanno che le migliori basi HW Subbuteo erano quelle di colore bianco) molto abbassata e con uno smusso ben pronunciato, quasi arrotondato.

Ma perché, pensai, far produrre basi di una sola forma e quindi ricommettere l’errore sia del prodotto Subbuteo sia del prodotto svizzero, ossia che il produttore sceglie l’attrezzo sportivo che poi gli agonisti usano? In tutti gli sport esistono attrezzi sportivi di varie dimensioni e forme, entro parametri stabiliti dalla federazione. Così, seguendo i parametri della FISTF, la quale fissa limiti minimi e massimi per altezza e diametro delle basi, elaborai tutte le varie forme possibili e le varie dimensioni teoricamente pensabili, che riassunsi in una tabella, ancora oggi punto di riferimento per il calcio da tavolo sportivo (v. qui). È una tabella esaustiva in quanto fissa sia le tre forme fondamentali che può avere una base professionale sia le varie misure che si possono avere dalla combinazione di altezza e superficie d’appoggio, che sono i due parametri fondamentali nella costruzione di una base. Naturalmente poi esistono altri parametri (lo spessore della plastica, l’angolo dello smusso, l’altezza interna, il raggio della curvatura e così via, che rendono una base diversa da un’altra anche a parità di misure fondamentali – dunque vi possono essere vari possibili sottomodelli per es. di C3 pur nell’ambito di quelle misure fisse che caratterizzano tale modello).

(…)

Il resto è storia dei nostri giorni. Chi si trova a produrre ed a vendere oggi ha la vita facile, perché si trova il terreno già seminato e comunque già liberato dagli ostacoli. Oggi basta prendere una ProfiBase di successo – e ne circolano in tutto il mondo, tenendo presente che  innumerevoli Open, Grand Prix e Major vengono continuamente vinti da giocatori che usano basi uscite dalle mie mani -, andare dalla prima ditta di plastica e chiedere di produrne uguali, magari modificando un po’ lo smusso o il raggio di curvatura, dare un nome a tale prodotto e vantarsi così di aver creato qualcosa di nuovo, che in realtà nuovo non è. Se si prendono scarti miei del periodo iniziale – modelli che oggi non produco più – ci si troverà molto di quel che oggi è venduto da altri sotto altro nome per nuovo. I principianti non lo sanno e lo acquistano! Naturalmente si trovano anche imitazioni buone, ma tutte queste basi si riferiscono più o meno esplicitamente alla tabella ProfiBase e sono quindi ProfiBase nel loro principio, ossia basi professionali per omini tipo Subbuteo tradizionale.

Insomma, per intenderci, quel che è stato fondamentale nella storia del  mondo del calcio da tavolo è l’impronta data da Sir Peter Adolph, per il gioco nel suo aspetto generale, riassunta nel concetto di “Subbuteo“,  e da me per la forma della base, riassunta nel concetto di ProfiBase, base professionale.  Il resto, per quanto riguarda la produzione delle basi, conta poco da un punto di vista storico, solo a Willy Hofmann nella storia del calcio da tavolo spetta un ruolo decisivo per la sua intuizione di creare una base fatta per bene, creata da un giocatore, il quale quindi ben sa quel che conta veramente. Anche a Laurent Garnier occorre riconoscere un ruolo fondamentale a livello organizzativo nella storia del calcio da tavolo, sia per aver avuto l’idea di creare la federazione mondiale con una struttura seria sia per essere stato d’esempio a tutti sul come si debba organizzare in modo professionale un torneo di calcio da tavolo. Ecco queste quattro persone ed i loro rispettivi contributi mi sembrano essere stati i pilastri della storia del calcio da tavolo dalle origini fino ad oggi.

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